Questa volta sparisce l’account Twitter di Beatrice Di Maio. La sua era satira?

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Ditemi quale è la differenza tra “vecchia puttana“, “consulente delle multinazionali” e “mafiosi“. I primi due riferimenti sono molto chiari, ma a qualcuno sfuggono e qualcuno li dimentica.

Beppe Grillo condannato per diffamazione aggravata del professore dell’università di Modena Franco Battaglia. Il tribunale di Ascoli Piceno ha condannato il leader M5S a un anno di reclusione per le frasi pronunciate durante un comizio per il referendum sul nucleare tenuto l’11 maggio 2011 a San Benedetto del Tronto.

[…]

L’accusa era quella di aver detto che il docente fosse “consulente delle multinazionali” e aver diffuso in rete il messaggio.

[…]

Grillo è stato condannato a un anno di reclusione per diffamazione aggravata dalla recidiva per la precedente condanna, sempre per diffamazione, ai danni del premio Nobel Rita Levi-Montalcini, definita “vecchia p…”.

Parliamo pur sempre di una persona che tramite il ruolo del comico interveniva sui palchi, nei teatri e nei palazzetti per fare satira. Eppure, anche per la satira c’è un limite che molti vogliono ignorare. Non lo dico io, lo dicono le sentenze, lo dice la Cassazione e in più di un’occasione:

Libertà di pensiero, ingiuria e satira. Non sempre, nelle situazioni che ogni giorno coinvolgono soggetti noti e non, è semplice discernere l’illecito dalla libera manifestazione del pensiero. Tuttavia la riflessione su tale discrimine è, da sempre, notevolmente copiosa. Autorevole dottrina (Ferri, Tutela della persona e diritto di cronaca, 1984, pag. 618) afferma che “nell’ideale braccio di ferro tra l’art. 21 Cost. (che tutela la libertà di manifestazione del pensiero) e l’art. 2 Cost. (che afferma il valore, centrale nel nostro sistema giuridico, della persona umana) si debba dare prevalenza alla tutela della persona”.

[…]

Ed invero secondo la Cassazione: “l’offesa personale non può in alcun modo essere legittimata invocando l’esercizio della “satira”. […] (…) ma non può considerarsi satirico un insulto gratuito, fondato su luoghi comuni e privo di qualsiasi aggancio con la reale condotta della persona criticata” (Cass. pen. Sez. V, 12-10-2004, n. 42643).

[…]

la satira stessa, al pari di qualsiasi altra manifestazione del pensiero, non può infrangere il rispetto dei valori fondamentali, esponendo la persona al disprezzo e al ludibrio della sua immagine pubblica” (Cass. pen. Sez. V, 02-12-1999, n. 2128).

[…]

“al pari di ogni altra manifestazione del pensiero non può superare, peraltro, il limite del rispettivo dei valori fondamentali della persona, esponendo al disprezzo la stessa” (Cass. pen. Sez. V, 20-10-1998, n. 13563).

[…]

nessuna giustificazione può riconoscersi di fronte ad una situazione che certamente ed inequivocabilmente eccede dalla semplice satira, dall’indirizzo ironico, dall’umorismo, per trasmodare in vera contumelia e in concreta denigrazione” (Cass. pen. Sez. V, 20-01-1992).

La nostra è una bellissima Costituzione, non è bello parlare dell’articolo 21 negando gli altri articoli quando conviene, soprattutto per coloro come “Beatrice Di Maio” che sostengono il NO al referendum. Non è un piatto di fritture, certo, ma non si può sempre mangiare solo ciò che piace dal piatto che viene servito.

A proposito di “Beatrice Di Maio”, dopo un altro caso eclatante, la sera del 22 novembre 2016 è “scomparso” il suo account Twitter:

La risposta di Twitter al cercare l'account di "Beatrice Di Maio"
La risposta di Twitter al cercare l’account di “Beatrice Di Maio”

L’articolo di Iacoboni su La Stampa ha creato uno scossone sulla piattaforma social, infatti durante la notte sparì l’account @Teladoiolanius (per poi vederlo ritornare senza dare spiegazioni), chissà cosa diranno i 5143 followers che fino a ieri avevano in comune i due account. Coloro che gestiscono quei due account sono perfettamente a conoscenza di essere degli influencer, sono consapevoli di essere seguiti e hanno dimostrato più volte di volersi esprimere pubblicamente anche con i toni che ritenevano giusti per sostenere le loro idee. Inutile lanciare sasso per poi nascondere la mano.

Dopo che la denuncia contro di lei è venuta a galla, dal Blog delle Stelle non è pervenuta alcuna forma di difesa concreta, al contrario il Movimento prese le distanze senza negarne l’esistenza fisica:

Per i nuovi complottisti se un cittadino scrive su Twitter qualcosa a favore del M5S è un complotto, ci deve essere qualcosa sotto, è un fake, è un bot, è pilotato. Sveglia! E’ una persona che scrive su Twitter. E se scrive qualcosa di diffamatorio ne risponderà davanti alla legge.

Persino Luigi Di Maio l’avrebbe definita un troll:

E Di Maio da Parigi ammette: «Fanno battaglia contro un troll, e non contro la corruzione».

L’unica forma di sostegno tangibile è un recente articolo intitolato “W la libertà d’espressione! Ritirate la querela a Beatrice Di Maio!” firmato non da Beppe Grillo o da un parlamentare del Movimento 5 Stelle, ma da Franco Bechis (articolo preso pari pari dal suo sito personale, per la gioia delle visite al Blog del Movimento):

In quei giorni impazzavano sulla stampa le intercettazioni che hanno portato poi alle dimissioni del ministro Federica Guidi. In una di quelle c’era una conversazione a cui partecipava il fidanzato della Guidi. L’interlocutore diceva che sarebbero state pubblicate “quelle foto di Graziano Delrio con i mafiosi”. Beatrice di Maio ironizzò e in qualche modo stemperò la tensione di quella intercettazione pubblicando le foto di chi frequentava Delrio: gli altri membri del governo Renzi. Fra questi c’era anche Lotti, che si è offeso ad essere accomunato a quel “mafiosi”. Posso capire, ma appare evidente che quel tweet aveva caratteristiche di satira. Può non piacere, certo. Ma è satira, come nelle vignette.

Bechis capisce l’offesa, certo, e sul tema della satira legata alla diffamazione ne avevo parlato già a inizio articolo, ma ora sorgono dei dubbi. Dov’è finito quel Beppe Grillo e il famoso “Scudo della Rete“, la sua famosa battaglia in difesa della libertà di espressione nel web? Come mai per i blogger, chiunque essi siano, dava questa enorme possibilità di difesa mentre per una “venticinquenne” non le è stato fornito il supporto legale? Non tiriamo scuse che Twitter non sia un blog, perché allora potremmo sostenere la tesi che il noto Social Network viene definito come una piattaforma di “microblogging“. Eppure al comico genovese non mancano i buoni avvocati.

La nota battaglia di Beppe Grillo "Scudo della Rete" in difesa dei blogger

Il blog è a disposizione con un’area di aiuto per i blogger querelati con gli studi legali cui rivolgersi e l’elenco delle cause in corso contro le pubblicazioni in rete.

Immaginate la bella figura che avrebbe fatto Beppe Grillo (o uno dei suoi parlamentari) con sotto la sua ala protettiva una “ragazza di 25 anni” di nome “Beatrice Di Maio” (o qualunque sia il suo nome) che si presentano pubblicamente e fisicamente davanti all’intera Rete e alla stampa di tutto il mondo per difenderla da “accuse infondate” e per “amore della libertà d’espressione” (eppure il Blog di Grillo si comportava così di fronte a quelle che riteneva ingiustizie), soprattutto in vista di un referendum e la campagna del No. Sarebbe stata una scena a dir poco esplosiva.

In Italia abbiamo un grosso problema, ossia la concezione della satira. A volte piace, ma se viene toccato qualcosa di caro come la morte di Gianroberto Casaleggio (la vignetta di Vauro) e i terremotati di Amatrice (la vignetta di Charlie Hebdo) qualcosa cambia.

Immagine tratta da Giornalettismo
La vignetta di Vauro che causò molte polemiche – Immagine tratta da Giornalettismo

Già, il problema è evidente e a volte è qualcosa di “bellissimo”, basti vedere questo simpatico scambio di tweet del 18 novembre tra questi “Beatrice Di Maio Boys” dove sono stato chiamato in causa (“i like sono importanti“):

dimaio-boys-satira-diffamazione

Vale Mameli DIMAIO ‏@ValeMameli: “E per dire @DavidPuente anche questa è satira. Fa cacare ma è satira. Almeno Bea ha un gran tocco di classe femminile. #JeSuisBeatriceDiMaio”

FabioClerici 🐦DiMaio ‏@FabioClerici: “@ValeMameli ‘Ladri e bugiardi patentati’ scritto così o è vero o è diffamazione. Bea, al contrario, sa far satira. #JeSuisBeatriceDiMaio”

Giusto per intenderci, ecco l’immagine condivisa da “Vale” che riporta il tweet di Giada Gramsci (@giada_gramsci68) del 18 ottobre 2016:

cxkm4_9wqaiiqdm

#iovotosi i ladri e bugiardi patentati ma non laureati siete voi @ale_dibattista @beppe_grillo

Già, “scritto così o è vero o è diffamazione“. Signori, o vi decidete o non lamentatevi di eventuali “satire” in stile Marione o “Beatrice Di Maio” contro il Movimento 5 Stelle.

Ora attendiamo il suo ritorno, se ci sarà.

David Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.
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