La sfida di Luigi Di Maio a Matteo Renzi aveva un movente politico

Quello che sta succedendo in questi giorni tra Luigi Di Maio e Matteo Renzi con in mezzo le elezioni siciliane pare non sia evidente a molti. Dai tempi in cui lavoravo a Milano presso la Casaleggio bisognava sempre trovare il lato buono in ogni situazione per fornire un appiglio ai fan e mantenere saldo il consenso ottenuto per poi ripartire. Il “bello” è che non c’è nulla di nuovo, queste pratiche esistono da sempre nel mondo della comunicazione in svariati ambiti, ma con questo articolo cercherò di spiegarvi con il metodo che mi contraddistingue perché da una parte Renzi ha sbagliato e dall’altra come Luigi Di Maio non intenda ancora intraprendere un confronto televisivo con un antagonista politico.

Era nell’aria il risultato del Partito Democratico in queste elezioni siciliane, i sondaggi erano molto orientati verso una pozione da terzo gradino del podio per Micari (con Fava che guadagnava consensi) e uno scontro tra il centrodestra di Musumeci e il Movimento 5 Stelle di Cancelleri. La comunicazione del Movimento 5 Stelle e di chi gira attorno alla Casaleggio Associati doveva essere pronta ad affrontare diversi scenari, ma soprattutto il voto in Sicilia doveva essere un trampolino per le prossime elezioni nazionali come lo doveva essere nel 2012 (ricordate la traversata dello Stretto di Messina da parte di Beppe Grillo), ma questa volta c’è un candidato Presidente del Consiglio da portare avanti e c’era bisogno di avere pronti diversi piani di azione a seconda del risultato.

Lo scontro diretto tra politici era partito ad ottobre con la sfida da parte di Maria Elena Boschi a Luigi Di Maio dove quest’ultimo aveva posto poi delle condizioni ben precise come il pubblico a suo favore e una data successiva al 5 novembre. Anche in quel caso la data doveva essere categoricamente successiva al voto siciliano:

Ok al confronto con @meb Però davanti alla sede di Banca Etruria,con la presenza dei risparmiatori truffati e subito dopo il voto in Sicilia

La Boschi aveva poi risposto ulteriormente con un tweetun post Facebook, attendendo risposta in merito alla data dell’incontro e non solo:

Nel frattempo l’onorevole Di Maio ha risposto ponendo condizioni per il confronto. Per me va bene aspettare le elezioni siciliane come lui chiede. E va bene anche che si porti in studio la claque dei suoi amici ad applaudirlo. Può persino chiedere l’aiuto da casa, se si sente più tranquillo. Mi dica solo il giorno: Porta a Porta ha offerto per primo la disponibilità e va in onda il 7, l’8 e il 9 novembre. Ci dica la data che preferisce, appena ha finito di girare per l’Italia mentre noi lavoriamo nei luoghi delle Istituzioni che ci pagano lo stipendio per lavorare, non per stare in piazza. Oppure ha paura ad affrontarmi in studio? I veri truffati sono quelli che credono alle sue bugie.

Il due novembre, a pochi giorni dal voto, Luigi Di Maio lancia la sfida a Matteo Renzi via Twitter accusandolo di aver fatto un accordo con Berlusconi per spartirsi la Sicilia e l’Italia:

Non è una fake news: @matteorenzi ha un accordo per spartirsi la Sicilia e l’Italia con Berlusconi
Voglio un confronto tv dopo il 5
Ci stai?

Poi rilancia poco l’ora successiva via Facebook citando anche la Boschi:

Ma vi dico anche una cosa importante. Non è una fake news: Renzi ha un accordo per spartirsi la Sicilia e l’Italia con Berlusconi! Con questo video gli chiedo pubblicamente un confronto tv dopo il 5 novembre. Ci starà o farà come Maria Elena Boschi? Si aprono le scommesse.

Come ben sappiamo, l’incontro fu accettato da Renzi e poi annullato dallo sfidante perché non considera più il segretario del Partito Democratico l’avversario politico per la carica di Presidente del Consiglio:

Sono ancora in Sicilia, qui anche oggi splende il sole e vorrei fare alcune considerazioni sulle due votazioni di ieri. Ad Ostia ci siamo confermati la prima forza politica con il 30%. In Sicilia abbiamo quasi triplicato il Pd e doppiato forza Italia.

[…]

Avevo chiesto il confronto con Renzi qualche giorno fa, quando lui era il candidato premier di quella parte politica. Il terremoto del voto in Sicilia ha completamente cambiato questa prospettiva. Mi confronterò con la persona che sarà indicata come candidato premier da quel partito o quella coalizione.

Come cercavo di spiegare nella prima parte di questo articolo, c’era bisogno di diversi piani di azione a seconda del risultato siciliano e la sfida poneva le seguenti condizioni:

  1. Renzi non accettava la sfida > Renzi diventava il “Coniglio“.
  2. Renzi accettava e vinceva Cancellleri > annullava l’incontro per evidente e totale vittoria e disfatta del PD.
  3. Renzi accettava e vinceva Musumeci > annullava l’incontro per evidente disfatta del PD e forniva un’arma comunicativa agli attivisti e votanti.

Renzi aveva accettato la sfida (evitando il “Coniglio“) proponendo anche una data, ma attenzione alla successiva risposta di Luigi Di Maio:

Luigi Di Maio:Non è una fake news: @matteorenzi ha un accordo per spartirsi la Sicilia e l’Italia con Berlusconi
Voglio un confronto tv dopo il 5
Ci stai?

Matteo Renzi:Ok, Di Maio, accolgo la tua sfida. Mi va bene martedì 7 novembre. Decidiamo se farlo in Rai o su altra rete televisiva. Io ci sono. #AVANTI

Luigi Di Maio:Va bene martedì 7 novembre da @diMartedi con Giovanni Floris. È la più vista in prima serata
Saluti dalla Sicilia: qui il 5 novembre si vota

Visto che si parlava delle elezioni siciliane la prima cosa che mi sono domandato era “perché confrontarsi dopo le elezioni quando tutto il gioco è finito?“. Il tweet dove Di Maio risponde all’ok di Renzi è la firma della presa in giro, della serie “Di cosa vuoi parlare? Guarda che è tardi che votiamo il 5“.

Il Movimento ha perso le elezioni siciliane, vinte dal centrodestra di Musumeci, doveva quindi rispondere alla sconfitta cercando di mantenere unito il gruppo e rinvigorire i votanti conquistati con tanta fatica per evitare un “fuggi fuggi caratterizzato dalla delusione. Bisognava trasformare il tutto in una vittoria morale, puntando sulle percentuali conquistare rispetto al passato (opera collaudata anche nel periodo delle elezioni del 2008 con l’Italia dei Valori, seguita sempre dalla Casaleggio) e soprattutto contro il tanto odiato Partito Democratico che fino a prima governava e che tutt’oggi governa l’Italia delegittimando il suo leader politico. Di certo Di Maio non poteva presentarsi come perdente alle regionali, soprattutto se al contrario dello sfidato Matteo Renzi aveva operato intensamente sul territorio per far vincere il suo candidato.

Cosa poteva fare Renzi? Era sotto scacco? Assolutamente no, avrebbe dovuto accettare comunque sfidando a sua volta Di Maio ad un incontro prima del voto, siccome proprio su quello era stato accusato di inciucio con Berlusconi. La scusa che poteva fornire Di Maio per evitare ciò risultava per molti il fatto che fosse in Sicilia a seguire la campagna elettorale, eppure gli appuntamenti televisivi non erano mancati. Ad esempio, il 31 ottobre era in collegamento ospite di Floris dove criticava Renzi perché non veniva a sostenere i suoi candidati in Sicilia perché era sicuro di non vincere, mentre lui andava sempre e comunque a sostenere quelli del Movimento 5 Stelle.

Luigi Di Maio in collegamento dalla Sicilia durante il programma di Floris a La7

Lo stesso accade il 2 novembre sera era a Piazzapulita (giorno del lancio della sfida) sempre senza un leader politico per un confronto con il contraddittorio.

Il post di Di Maio del 3 novembre dove riporta il suo intervento senza un leader politico a lui oppositore durante la puntata di Piazzapulita del giorno prima

Figuriamoci se non trovavano un Mentana e un La7 disposti a organizzare all’ultimo un incontro con il vicepresidente della Camera in collegamento come hanno in precedenza, magari anche in diretta dalla piazza insieme a Cancelleri con tutti gli attivisti e votanti ad applaudirlo mentre Renzi rimaneva in studio con un pubblico antagonista pronto a fischiarlo mentre cercava di intervenire. Il problema si ripete, c’è infatti il mancato scontro con qualche “big” con il quale confrontarsi. Pensate soltanto che il segretario del PD poteva metterlo con le spalle al muro proponendogli proprio Piazzapulita come luogo di incontro visto che ormai era prevista la sua presenza.

Ormai le tifoserie sono state “armate” e lo scontro non è finito, è iniziato su un nuovo fronte. Agli attivisti del Movimento 5 Stelle è stata fornita un ulteriore “arma” per rafforzare il loro credo e delegittimare nuovamente Renzi e il Partito Democratico tutt’ora al governo nazionale, mentre i sostenitori del Partito Democratico e di Renzi definiscono “Coniglio” il vicepresidente della Camera con hashtag “#gigginoscappa” delegittimandolo come leader tutt’altro che coraggioso ad un confronto.

I meme degli antagonisti a Luigi Di Maio dopo la fuga

Entrambe le accuse verranno ripetute nei prossimi giorni e probabilmente anche prima delle elezioni nazionali del 2018, risultando entrambe utili per rafforzare la base e cercare di convincere chi non è ancora schierato politicamente (definisco la loro posizione come “zona grigia” tra un gruppo polarizzato e l’altro, una massa fluida di persone che in ogni elezione sposta il suo voto da una parte o dall’altra).

David Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall’età di 7 anni. Laureato presso l’Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.

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