Dal non sponsor Total alla non borsa Hermés sono saltati come cavallette

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Non avevo scritto un articolo per la polemica inutile del barile targato “Total” alla Leopolda, così come non avevo dedicato un articolo alla borsa di Virginia Raggi. In entrambi i casi ho notato quanti sono saltati come cavallette indiavolate dimostrando di avere qualcosa in comune: il tifo sfrenato.

 

Il caso “Total” e la Leopolda

La polemica venne alimentata grazie anche a un articolo pubblicato sul “Blog delle Stelle” del Movimento 5 Stelle e dai suoi rappresentanti. Uno di questi Piernicola Pedicini, europarlamentare, con il seguente tweet del 30 ottobre:

PERCHE’ LA LEOPOLDA DEL PD FA PUBBLICITA’ ALLA TOTAL? Basterebbe rendere pubblici i nomi dei finanziatori ma nulla. Inchiesta “Tempa Rossa”: un emendamento favorevole alla Total, prima bocciato, poi reinserito nella legge di Stabilità. Continuano i favori?

La domanda non è casuale, è il titolo del comunicato pubblicato sul blog di partito una settimana prima (il 23 ottobre):

Perché la Leopolda del Pd fa pubblicità alla Total?

Chi ha paura della trasparenza? I cittadini hanno diritto di sapere chi o cosa votano. I due vecchi barili di benzina marchiati Total e Ip sistemati in bella vista davanti al palco della Leopolda fanno pensare a una pubblicità in piena regola. Noi ne siamo convinti. Gli organizzatori della “festa” di Matteo Renzi, negano. Non è un giallo e anche se lo fosse la soluzione sarebbe semplice: basterebbe rendere pubblici i nomi dei finanziatori della kermesse renziana!

[…]

Che si tratti di uno sponsor o meno, quei due fusti visibili da ogni angolo della sala, richiamano alla memoria una storia quantomeno opaca.

L’accusa si basa su una foto scattata dalla zona laterale posteriore del palco. Le scritte erano presenti su più punti dei barili ed erano visibili o meno da diversi punti di vista.

Dall’intervento di Roberto Burioni

Accanto al barile targato Total c’era anche uno targato IP, mentre nel lato opposto del palco c’erano anche due targati Shell (come aveva fatto notare anche il collega di Butac):

Foto tratta da Dario Ballini

Accanto al barile della Total e di IP c’era anche un altro più piccolo con il logo di Shell:

Dall’intervento di Abril dove si nota un altro logo ancora, quello di Shell

Giusto per completezza, c’era anche un barile targato Mobil (si, quella Exxon Mobil Corporation):

Un altro barile, quello targato Mobil

Un barile Total, uno IP, uno Mobil e tre della Shell. A questo punto dovremmo pensare che Shell abbia pagato di più o che ci sia un legame più forte tra questa società e il Partito Democratico? Come possiamo ben capire da questi screenshot dei video pubblicati nella pagina Facebook della Leopolda, e non solo, i barili facevano parte di una scenografia utile a richiamare il film “Ritorno al futuro” (con tanto di modello DeLorean).

La scenografia era evidente

Non ricordo di aver visto nel film i marchi citati (in caso contrario mea culpa ai fan del Doc), ma chi si è occupato della scenografia (probabilmente una società specializzata) potrebbe aver preso quei barili per raggiungere lo scopo (la scenografia, lo ripeto per sicurezza) e non significa che sia un’opera pubblicitaria (soprattutto pagata) del Partito Democratico.

Sul “Blog delle Stelle” si richiede trasparenza sul caso “Total“, si riporta che gli organizzatori della Leopolda hanno negato finanziamenti e quant’altro, ma non basta. Giusto chiedere ancora trasparenza, cosa che dovrebbero fare tutti. Ci son state accuse molto dirette, tanto che il 23 ottobre (molti giorni prima del tweet di Pedicini) il Comitato organizzatore aveva rilasciato un comunicato ancora più chiaro e minaccioso:

«In riferimento a quanto scritto dal sito Voxnews.info e da altri portali su presunti finanziamenti di aziende petrolifere, il Comitato organizzatore della Leopolda 9 chiarisce quanto segue: a) che la notizia di presunti finanziamenti è una gigantesca e ridicola bufala, nessun finanziamento arriva né da Total né da altri soggetti legati al petrolio, né da soggetti francesi; b) che chiunque lo affermi e diffonda tale falsità ne risponderà davanti al tribunale di Firenze; c) che il conseguente risarcimento verrà destinato, quello sì, al finanziamento della Leopolda».

Ricordate le polemiche contro Luigi Di Maio e il Movimento 5 Stelle perché secondo qualcuno facevano pubblicità a Fastweb? Verso la fine del video pubblicato dalla pagina dell’allora Vicepresidente della Camera si nota la presenza di Mattia Calise, candidato sindaco di Milano nel 2011 ed ex consigliere comunale, tirato poi in ballo perché citato come Marketing Manager della società.

Un video del 2017 dove Di Maio indossava un casco con la scritta Fastweb

 

Il caso Hermés e Virginia Raggi

Non è la prima volta che mi tocca parlare di una presunta borsetta costosa in mano ad un eletto del M5S. Era capitato con Giulia Sarti:

L’immagine del mio articolo del 20 febbraio 2018

La polemica relativa a Virginia Raggi “scoppiata in questi giorni” (più tardi capirete perché lo scrivo tra virgolette) era nata a causa di un suo post Facebook del 27 ottobre dove accusa a vuoto e senza prove le persone che avevano manifestato contro la sua giunta:

Anche stavolta li abbiamo scoperti. Quelli del Pd erano riconoscibilissimi: signore con borse firmate da mille euro indossate come fossero magliette di Che Guevara e – accessorio immancabile – i barboncini a guinzaglio (ovviamente con pedigree).

Alcuni utenti, infastiditi dalle parole della Raggi, ricominciarono a condividere una foto che la ritrae con una presunta borsetta da più di mille euro. In un tweet del giornalista Sky Marco Congiu viene citato il nome Hermés:

Care amiche di Twitter, io non me ne intendo molto ma… quella è una borsa di Hermés, giusto?
E costa il triplo di “mille euro”, giusto?

Inutile che accusiate il giornalista Sky di essersi “inventato la bufala“. Bisogna ricordare che questa storia non è recente e va avanti da diversi mesi. Il Foglio ne parlava il 22 giugno con un articolo dal titolo “La borsa Hermès di Virginia Raggi, specchio delle ambizioni degli italiani“, lo stesso giorno dedicarono una puntata di 24 Mattino dal titolo “La Kelly di Virginia Raggi“, il 23 giugno ne parlava Daniela Santanchè in un’intervista rilasciata a La Verità.

L’articolo de Il Foglio di giugno 2018

La diffusione online della presunta borsetta della Raggi arriva agli esponenti del PD, come alla deputata Alessia Morani che condivide così la foto su Twitter:

Gira questa immagine sui social
Sabato la #Raggi si è scagliata contro le signore che secondo lei manifestavano con le borse da 1000€ in quel post vergognoso e pieno di insulti nei confronti dei cittadini che le stavano dicendo BASTA!
Chi di borsa ferisce di borsa perisce 😂😂

Il 30 ottobre 2018 Libero pubblica un articolo, presentato in prima pagina con tanto di foto e poi ripreso da Dagospia, dove si accusava la Raggi di possederne la costosa borsa:

La prima pagina di Libero del 30 ottobre 2018 con la foto della Raggi e la presunta borsetta da oltre mille euro

Rispetto al caso della Sarpi era più difficile individuare elementi utili per confermare o smentire il marchio associato da quella foto a disposizione. Nella rubrica “Look da Vip” di TGCom hanno pubblicato il 31 ottobre alcune foto dove si vede la stessa borsetta (posso immaginare quante foto abbiano visto prima di trovarle, sfogliarsi le gallerie di Gettyimages dopo un po’ fa male agli occhi), ma anche con queste troviamo pochi elementi per comprendere che si tratti di un imitazione.

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A distanza di mesi dalla prima polemica, la sera del 30 ottobre 2018 il marito della sindaca di Roma pubblica un video dove mostrerebbe la borsa riportata nella foto incriminata con un altro marchio, quello di un tale “Maurizio Righini” di Piazza di Spagna:

Il fotogramma dove Andrea Severini mostra il marchio della borsetta

Andrea Severini sostiene che la borsetta costi “sui 100 euro“, prezzo presunto probabilmente cercando online i prodotti dello stesso marchio visto che nel video mostra la schermata del suo Mac con aperto il sito Etsy.com:

Nel video si nota il sito Etsy.com dove sono in vendita altri prodotti del tal Righini

Una “copia“, come evidenzia e critica “Look da Vip” (“Copiare una borsa brevettata, una delle più desiderate borse al mondo, è una bella furbata Made in Italy“), o prodotto molto simile. Chi sia questo artigiano romano non si sa con precisione, non c’è un sito o profilo social a lui dedicato (se lo trovate segnalatemelo- EDIT: grazie a Valeria per questo link), così come non sono stati fino ad ora riscontrati locali in Piazza di Spagna con il suo nome, a parte un campanello scovato da “Roma fa schifo” dove i legali di Hermès potrebbero suonare (se non lo hanno già fatto in passato). Avranno degli accordi? Attendiamo di sapere cosa risponderà il diretto interessato alle testate e “Look da Vip“.

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Bisogna fare un passo indietro, precisamente al post Facebook che ha scatenato la nuova polemica. Bisognerebbe, e a farlo per primi dovrebbero essere gli attivisti del M5S, domandare alla sindaca di Roma se ha le prove per sostenere che le borse che aveva visto in mano alle manifestanti fossero da mille euro o altri “tarocchi“, ma soprattutto come sa con certezza che erano del PD.

In tutto questo, la protesta di fronte al Campidoglio è stata oscurata da una copia e per colpa di chi ha cavalcato la polemica.

 

Conclusioni

Queste storie si ripetono nel tempo. Oggi la Raggi, ieri al Sarpi e ancora prima Agnese Renzi con il maglione indossato il giorno della rinuncia del marito alla carica di Presidente del Consiglio. Ieri Fastweb, oggi Total.

Sembra di assistere alle sceneggiate dei bambini dove uno inizia insultando, l’altro gli fa “specchio riflesso tu cadi nel cesso” e si vede rispondere “il cesso è occupato e tu sei fregato“. In qualche modo per certe cose i protagonisti di queste polemiche si somigliano, ma non se ne rendono conto o non vogliono ammetterlo perché è importante avviare le proprie tifoserie contro l’avversario.

 

Extra

Nel comunicato del Comitato organizzatore della Leopolda si parlava di Voxnews, tirato in ballo per un testo scritto pubblicato il 21 ottobre dal titolo virgolettato “La Leopolda di Renzi finanziata dai francesi Total“, poi “corretto” dopo il comunicato con “sponsorizzata“:

Da notare che dopo l’annuncio di denuncia il coraggioso gestore del sito Voxnews abbia cambiato il titolo rimuovendo la parola “finanziata” a “sponsorizzata”. Si crede furbo.

In un successivo pezzo di carta igienica usato il gestore del sito si difende così:

La Leopolda può fare quello che vuole, ma prima dovrebbe ricordarsi che non è reato riportare tweet di altri e commentarli, né porsi delle domande su quello che denunciano. Non per nulla l’articolo è privo di ‘fact checking’, proprio perché è il commento di quanto altri hanno (noi riteniamo giustamente) denunciato.

Il gestore del sito aveva riportato un tweet di Francesca Totolo dove si legge “La #Leopolda9 è sponsorizzata dalla francese #Total“, ma in precedenza aveva scritto una “conferma” molto chiara e diretta:

Ecco perché la ‘prassi’ era scaricare i clandestini in Italia se la ‘Leopolda’ di Renzi la sponsorizzano i francesi di Total:

Se il gestore di Voxnews avrà il coraggio di presentarsi in tribunale per far valere le sue ragioni e dimostrare che ha ragione sarò ben lieto di scrivere che non era una bufala e lo ringrazierò con tutto il cuore, ma spero ci siano altri che abbiano il coraggio di farlo siccome dubito fortemente che il piccolo uomo che gestisce quel sito abbia lo stesso coraggio che ha online come leone da tastiera sessualmente frustrato.

 

P.s. Se scrivevo “grilli” anziché “cavallette” veniva fuori una polemica inutile.

P.s.2: Grazie Facebook, mi hai fatto morir dal ridere mentre scrivevo il pezzo e mi son ritrovato questo post sponsorizzato:

Il post sponsorizzato sulle borsette Hermes che mi son ritrovato mentre pubblicavo il pezzo.

P.s.3: Saluto il cagasotto e pervertito sessuale gestore di Voxnews.

David Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.
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