Venezia e razzismo: perché non avrei raccontato il caso Judith Romanello

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La storia di Judith Romanello è stata particolarmente sentita in questi giorni. Ne parlava Repubblica in un articolo pubblicato il 6 ottobre 2018:

La denuncia di Judith Romanello, 20 anni, nata ad Haiti ma cresciuta in Veneto dopo l’adozione da parte di una coppia di Spinea. La ragazza ha girato un video e l’ha postato nella sua pagina Facebook: “Non è la prima volta che non mi assumono per questo motivo”. Il sindaco si scusa a nome della città: “Quello è un cretino patentato”

[…]

L’ennesimo episodio di razzismo è stato raccontato dalla Nuova Venezia, ma Judith, smaltita la rabbia, ha deciso di condividere con tutti quello che le era successo registrando un video su Facebook dove ha spiegato che era andata a Venezia in cerca di un lavoro e aveva risposto ad un annuncio letto sul sito Subito.it.

La ragazza non sa quale fosse il ristorante perchè l’incontro con il titolare è avvenuto non nel locale, ma in pubblico. “Ci sono rimasta di m… – dice Judith – a me non piace lamentarmi ma dopo il millesimo episodio di razzismo che accade a me e ad altre persone di colore voglio far riflettere. Non tutti gli italiani sono così e poi anche io sono italiana. E non siamo più nell’apartheid. E’ assurdo che nel 2018 ci sia ancora questa lotta tra nero e bianco. Quello che deve vergognarsi – aggiunge la ragazza – è il titolare di quel ristorante. Io sono andata lì con il sorriso, con la voglia di lavorare, con il mio curriculum. Poteva inventarsi quello che voleva e non darmi il lavoro, ma non puoi dirmi no per il colore della pelle”.

Il video, pubblicato sul suo profilo Facebook il 4 ottobre 2018, è il seguente:

 

Il ristoratore ancora sconosciuto

Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha dichiarato pubblicamente che farà di tutto per cercare di rintracciare “questo cretino patentato“:

Ho appreso adesso questa sconcertante vicenda! Comportamento assurdo, discriminatorio e soprattutto STUPIDO! Cara Judith ti chiedo ufficialmente scusa a nome della Città per questo episodio vergognoso! Farò di tutto per tentare di rintracciare questo cretino patentato. 😡👎🏽

Il principale problema di Judith è uno e non da poco: è la sua parola contro quella di un anonimo ristoratore che, se rintracciato, potrebbe chiedere a Judith le prove di ciò che afferma. Il colloquio potrebbe essere andato diversamente, ma di fronte ad un giudice abbiamo solo parole.

Ma come è andato in effetti l’incontro? E perché questo strano appuntamento per un colloquio di lavoro su un ponte?

«Io ero già a Venezia dalla mattina a dare curriculum. Ho visto l’annuncio su subito e ho telefonato, raccontando un poco chi ero e spiegando che ero a Venezia se serviva. Chi mi ha risposto mi ha detto che era perfetto e che potevamo vederci sul ponte vicino alla stazione (alle Guglie, ndr), che è vicino al locale. Non so altro, a parte che per quel poco che lì ho visto posso dirvi che il titolare è moro di capelli, tarchiatello, occhi castani e sicuramente italiano».
[Da La Nuova Venezia, 8 ottobre 2018]

La ragazza dice di aver contattato il ristoratore, rintracciato tramite un annuncio sul sito Subito.it. Rintracciato come? Contattandolo attraverso il sito o attraverso un numero di cellulare presente nell’annuncio? Ce ne sono diversi dove si cercano cameriere o camerieri per locali situati a Venezia, ho cercato quelli vicini al luogo dell’incontro (si sostiene sia avvenuto nelle prossimità del ponte alle Guglie) ma nulla da fare, la maggior parte erano in altre parti della città.

Alcuni degli annunci dove si cercano cameriere a Venezia pubblicati a fine settembre 2018

 

Le ricerche altrui e precisazioni

Tra i post che mi hanno segnalato c’è quello di Laura Tece:

+++ aggiornamenti sul caso della presunta discriminazione razziale di un ristoratore di Venezia nei confronti di Judith Romanello +++

Allora, già ieri avevo scritto che non avendo fornito nè il nome del ristorante nè quello del ristoratore la testimonianza della ragazza poteva dare adito quantomeno a qualche dubbio. Ebbene, la ragazza che – ricordiamolo – ha detto in un video postato su fb e ripreso senza verificare e con intento apologetico da tutti i giornali e le tv nazionali, che siamo in Italia e questi episodi di razzismo sono frequenti, NON HA PIÙ NEANCHE IL NUMERO DI CELLULARE DEL PRESUNTO RISTORATORE incontrato sul Ponte delle Guglie e contattato tramite annuncio su Subito.it. Dice che L’ I – PHONE ha cancellato automaticamente il numero. Un numero composto il 1 ottobre. Non so voi ma io ho nella sezione “registro chiamate” ho persino i numeri di giugno.
Ho fatto anche altro: ho vagliato gli annunci su Subito.it di quel giorno in cui si cercava una cameriera, ebbene ce n’è solo uno, un ristorante giapponese ma Judith non ha parlato di ristorante giapponese. Non ha saputo dare spiegazioni su che tipo di ristorante fosse.
Traete le vostre conclusioni: io da giornalista le ho tratte, senza prove e senza possibilità di verifica per me la notizia non andava pubblicata e potrebbe essere falsa.
Nell’ottobre 2017 la ragazza, sempre su Facebook, denunciò di essere stata stuprata. Chiamerò oggi i carabinieri e la polizia di Spinea per sapere se è stata fatta denuncia o anche in quel caso si è trattato di parole in libertà senza riscontri effettivi.

Un’ultima cosa: lo chef La Mantia oggi alle 13.30 farà delle selezioni per trovare personale presso il suo nuovo ristorante a Venezia, ha invitato la ragazza a presentarsi. Vediamo se veramente vuole e ha bisogno di lavorare.

P.s. Il sindaco LUIGI BRUGNARO, forse prima di scusarsi a nome della città di Venezia avrebbe potuto approfondire e verificare la notizia come ho fatto io. Se la notizia fosse una montatura credo che debba scusarsi lui con i suoi concittadini.

La problematica legata al registro chiamate nell’Iphone risulta fattibile, ma potrebbe essere risolto. Online è facile riscontrare discussioni sul sito ufficiale Apple dove utenti si lamentano di alcune limitazioni, come l’elenco presente nel registro delle chiamate fino ad un massimo di 100 telefonate:

Su Quora viene spiegato che l’Iphone memorizza ugualmente un numero maggiore di telefonate, ma ne mostra solo 100 nella schermata utente. Bisognerebbe, dunque, accedere all’elenco più completo in altro modo (ci sono diversi tutorial online che spiegano come fare, ma vi suggerisco di farvi aiutare da una persona competente).

Aver vagliato gli annunci del primo ottobre 2018, giorno in cui ci sarebbe stato l’incontro, è alquanto strano perché da una parte la ragazza non riporta la data dello stesso e dall’altra potrebbe essere uno pubblicato a settembre (ne ho visti diversi con il numero di cellulare in chiaro, ma i locali a loro associati si trovavano lontano dal luogo dell’incontro sostenuto dalla ragazza). Non solo, il ristoratore potrebbe aver rimosso l’annuncio per evitare di essere beccato.

Per scoprire il titolare bisognerebbe accedere all’Iphone di Judith e recuperare i log delle chiamate di quei giorni, ma rimane in ballo il problema legato alla mancanza di prove per accusare il ristoratore.

 

Il sito clickbait Mag24.es

Laura Tece era stata tirata in ballo anche dal sito clickbait Mag24.es con una scritta chiara e precisa: “bufala!“:

La comunicazione di Mag24.es

Il sito riprende un post di Laura dove mette in dubbio la storia, senza però etichettarla definitivamente come falsa:

Sono sicura che gli scrupolosi colleghi del Corriere, di Repubblica e di tutti i tg che hanno riportato la notizia abbiano fatto le verifiche del caso che sto facendo io prima di sbattere il “mostro” razzista in prima pagina. Mostro che in questo caso non ha nome e cognome perché la ragazza che dice di non essere stata presa a lavorare non ha fornito nè il nome del ristorante (il colloquio è avvenuto per strada…) nè del ristoratore. Ho contattato Judith Romanello per chiederle di fornirmi il numero di telefono di questo signore, almeno quello dovrebbe averlo visto che ci ha parlato. Sono in attesa. Sapete com’è… A me hanno insegnato a fare verifiche incrociate e a perseguire la verità oltre ogni ragionevole dubbio prima di pubblicare qualcosa. Senza prove nè fonti anche io potrei postare un bel video in cui accuso un signor X di avermi discriminato o molestato. Eh già perché sulla bacheca della ragazza ci sono anche accuse di stupro non dimostrate e altre accuse verso datori di lavoro non meglio identificati. Tutte cose gravi, se dimostrate e dimostrabili.

Il sito è strettamente legato a quello noto con il nome di “GrandeCocomero.com” (il sito è collegato, inoltre, alla pagina Facebook “Grande Cocomero Classic“), non a caso se digitate l’indirizzo del dominio venite reindirizzati a Mag24.es intestato a un tal “Francesco Soro“:

Whois del dominio spagnolo Mag24.es

 

Judith: “Non ho le prove”

Alla fine è la stessa Judith che si espone nuovamente e dice di non avere le prove. Descrive al massimo il ristoratore, definendolo “tarchiatello“.

Il sindaco invita Judith Romanello a vedere la partita della Reyer: «Il ristoratore era tarchiatello, l’ho incontrato sul ponte»

 

Conclusioni

A livello mediatico ha fatto senz’altro scalpore, come tante altre storie dove vengono denunciati episodi discriminatori di diverso genere. Ricordiamo il caso del controllore di Trenord che si era inventato un’aggressione armata da parte di un ghanese, la Procura di Lodi scoprì che si era inventato tutto e si era ferito da solo a casa. Affermerete che sono due episodi diversi, ma il problema è che in entrambi i casi si racconta una storia che indigna i lettori, genera reazioni pro e contro dove ognuno si affanna per etichettare il tutto come vero o falso.

Judith ammette di non aver le prove, ma capirà che se un giorno accade il contrario un’altra persona potrebbe sostenere di essere stato aggredito verbalmente da un uomo di colore nello stesso posto e pubblicare un video come ha fatto lei, senza prove a sostegno tranne un “ma è successo davvero“. Penso che la stessa Judith, da come ha risposto alle domande dell’intervista pubblicata su “La Nuova Venezia” ne sia consapevole.

Al posto dei giornalisti non avrei pubblicato il video e non l’avrei preso in considerazione senza prove certe. Il mio timore è che, vera o falsa che sia la storia, a pagarne le spese possano essere i ristoratori nelle vicinanze del luogo da lei indicato che potrebbero essere visti con sospetto.

David Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.
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