Il caso di Alena e il meme del “suo” racconto

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Questa non è una sbufalata, ma siccome giungono fin troppe richieste ho provveduto a ricostruire quanto riportato dai media in attesa di ulteriori sviluppi da parte delle autorità competenti.

Circola online la seguente immagine dove viene ritratta una ragazza bionda e la seguente storia:

Ciao mi chiamo Alena, ho 22 anni, sono una turista tedesca, vi volevo dire dato che non ve’ lo dice nessun TG… che tra il 1 agosto lotto tra’ la vita e la morte perché un clandestino mi ha buttato giù da una scogliera dopo che ho lottato per cercare di non farmi violentare… Ve lo volevo dire per farvelo sapere.

La donna nella foto si chiama Alena Sudokova, russa e residente in Germania. Attualmente è ricoverata, in coma, all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure (Savona). Lo scatto è presente nell’articolo di “La Riviera” del 3 agosto insieme ad altre foto:

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Ad essere accusato di tentato omicidio è un magrebino di 32 anni di nome Zied Yakoubi.

 

La versione dell’accusa

La prima versione è quella accusatoria e che ha portato il fermo del magrebino in carcere. L’uomo è accusato di tentato omicidio dopo aver aggredito Alena e averla spinta nel dirupo dell’Aurelia digrada fino a Marina di Capo Nero. I fatti sarebbero avvenuti nella notte tra il 30 e il 31 luglio 2018.

Secondo Il Giornale, in un articolo del 3 agosto, racconta una versione della storia:

Su una roccia della scogliera di Capo Nero, a Sanremo, viene trovato il corpo in fin di vita di una ventiduenne russa, abitante in Germania, che ha pagato con il volo da una scarpata di oltre settanta metri, il tentativo di reagire a un probabile tentativo di violenza sessuale da parte di un tunisino di 32 anni, irregolare in Italia e con numerosi alias e precedenti alle spalle, arrestato con l’accusa di tentato omicidio, in quanto fortemente indiziato di aver spinto la ragazza nel precipizio.

[…]

Sono le 23, quando le strade di Alena e della sua famiglia si dividono. La ragazza vuole ancora fare una passeggiata, prima di rincasare e, giunti all’altezza della vecchia stazione ferroviaria, a pochi metri dalla chiesa russa, la giovane prosegue per il lungomare Imperatrice.

[…]

Ieri Alena è stata operata al femore, fratturato in più parti. Un’operazione necessaria per garantire la sua sopravvivenza, ma la ragazza è ancora oggi in coma; viene tenuta in vita dalla ventilazione artificiale, in quanto i suoi polmoni sono letteralmente collassati. Senza contare il danno cerebrale dovuto ai ritardi dei soccorsi, perché nessuno ha avuto il coraggio e il buon senso di denunciare subito.

Malgrado l’aggressione risalga, più o meno, alle 5, Alena è stata soccorsa poco prima delle 8.30. Il personale sanitario del 118 ha trovato ferito a terra anche il suo presunto aggressore, il tunisino, ferito al costato. E’, tuttavia, probabile che sia stata proprio la ragazza a fratturargli alcune costole, nel disperato tentativo di salvarsi la vita.

Dunque, la ragazza si sarebbe allontanata dalla famiglia intorno alle 23 e alle 4:30 avrebbe sentito padre Denis Baikov, parroco della chiesa russa ortodossa dove era ospitata, per dirgli che stava bene e che tornava “tra 5 minuti”  (secondo la Rivierapress.it e da Il SecoloXIX):

«Lei risponde con voce calma – spiega il parroco – non ci sono rumori in sottofondo. Dice: “Sto bene, arrivo fra cinque minuti”. Ha le chiavi di casa».

Ci sarebbe stato un testimone, il quale però non avrebbe chiamato subito il 112:

Alzarsi in piena notte dal letto, per affacciarsi alla finestra e vedere un uomo che afferra dai capelli una ragazza, la picchia selvaggiamente, malgrado lei tenti di difendersi con tutte le sue forze; per poi tornare in camera da letto come se nulla fosse accaduto, salvo presentarsi il giorno dopo dai carabinieri raccontando di aver assistito alla tragica aggressione.

Il testimone, un inglese, avrebbe tentato di riprendere il tutto con il telefonino per poi rinunciare a causa del buio:

Lo stesso inglese avrebbe riferito agli inquirenti di avere provato a filmare la scena col telefonino, ma che visto il buio avrebbe deciso di rientrare a casa.

L’aggressione, lontano da dove si era divisa dalla famiglia, sarebbe avvenuta intorno alle 5 per poi venire soccorsa poco prima delle 8:30 dal personale sanitario. Insieme a lei, ferito a terra, c’era anche il magrebino. Non è chiaro chi abbia contattato il 112.

Secondo le autorità, ci sarebbero elementi per ritenere l’uomo responsabile dell’accaduto anche grazie alla testimonianza dell’inglese. La convalida dell’arresto risale al 3 agosto mattina:

E’ stato convalidato dal Gip Massimiliano Rainieri l’arresto del tunisino di 32 anni accusato di tentato omicidio nei confronti di Alena Sudokova, la turista ventiduenne tedesca di origini russe precipitata in un precipizio martedì mattina a Sanremo nella zona di Caponero.

[…]

Secondo le testimonianze raccolte dai carabinieri di Ospedaletti, i due sarebbero stati visti litigare.

A riportare che il magrebino sia irregolare in Italia non è solo Il Giornale. A sostegno c’è anche un articolo del 4 agosto del sito Riviera24.it, il quale fornisce un ulteriore informazione per tentare di ricostruire l’accaduto:

L’uomo ha inoltre dichiarato di essere algerino, anche se in un primo momento, da un tatuaggio sotto l’orecchio, i militari lo avevano identificato come tunisino. Bisogna considerare, però, che lo straniero, irregolare in Italia, ha cinque alias conosciuti dalle forze di polizia. “Dice di non ricordare molto”, ha continuato l’avvocato, “Ricorda di aver bevuto insieme ad Alena e ad altri due amici magrebini, conversando con lei in tedesco, lingua che conoscerebbe per essere stato anche lui in Germania”. Insieme a questi amici, dei quali uno abiterebbe nei pressi di Capo Nero, il 32enne ed Alena avrebbero raggiunto il belvedere dal quale poi sono precipitati.

Il magrebino , che sostiene di essere algerino, sarebbe conosciuto in qualche modo dalle forze di polizia oltre ad essere ritenuto irregolare. Per quanto riportato da Riviera24, la ragazza avrebbe conosciuto l’uomo insieme ad altri magrebini della zona e si sarebbe allontanata con lui nel belvedere dal quale sarebbero poi precipitati.

La famiglia di Alena sostiene che sia stata lei stessa a ferire il magrebino nel tentativo di evitare la presunta violenza. Sempre secondo i sospetti della famiglia, Zied si sarebbe trovato in difficoltà e avrebbe deciso di spingere la ragazza per il dirupo per il timore di essere denunciato.

 

La versione della difesa

Il legale del magrebino, Damiris Bellini dello studio Tropini di Imperia, riporta che il suo assistito avrebbe tentato di salvare la ragazza e nega qualunque accusa di aggressione. I due si sarebbero conosciuto e avrebbero parlato grazie alla conoscenza della lingua tedesca di entrambi, infatti il magrebino avrebbe soggiornato in passato in Germania.

Ecco quanto riportato il 4 agosto 2018 da Il SecoloXIX:

[…] ha spiegato che il suo assistito «dice che hanno trascorso la serata assieme e dopo avere bevuto in un bar a Sanremo sono andati in auto a capo Nero, ma nega di avere alzato le mani o ancora peggio di averla spinta nella scarpata. Non ricorda quasi nulla di quella serata, se non di aver tentato di salvarla mentre cadeva e di essere finito giù pure lui».

Yakoubi, che sostiene di essere algerino, ha ricostruito con l’avvocato i contorni di quella tragica serata: ricorda di avere bevuto con Alena al bar con altri 2 amici, pure loro maghrebini; ha anche detto di avere conversato con lei in tedesco, essendo stato pure lui in Germania.

Dopo avere raggiunto capo Nero in auto, accompagnati da uno dei due amici, che abita in zona, i due sarebbero scesi, dirigendosi verso la terrazza sul mare, da dove poco dopo la giovane è precipitata.

Vengono citati ancora gli altri due magrebini. Si sarebbero diretti in auto nella zona, dove uno degli amici risiederebbe. Alena e Zied sarebbero scesi dall’auto e si sarebbero diretti verso la terrazza sul mare da dove poi sarebbero precipitati entrambi.

 

Prime conclusioni

A far luce su questa storia potrebbe essere la versione di Alena, nella speranza che si riprenda dal coma.

Tuttavia, a pesare sul magrebino è la testimonianza dell’inglese, il quale sostiene ci sia stato un diverbio tra i due che, visto il suo racconto, potrebbe essere durato il necessario tra il rendersi conto delle loro voci, alzarsi dal letto, osservare dalla sua abitazione quanto accadeva per poi tentare di filmare il tutto con il cellulare, senza riuscirci a causa del troppo buio. Non aveva assistito alla caduta, infatti aveva trascorso anche il tempo necessario per tornare a dormire lasciando i due al loro destino.

Infine, il meme creato per il suo caso ha uno scopo evidente, facendo un chiaro riferimento riferimento al tema dell’immigrazione e dell’informazione. Inutile negarlo.

David Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.
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