Come è stato sfruttato il caso Daisy Osakue

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Ho atteso di parlare del caso Daisy Osakue perché c’erano fin troppi elementi da trattare, dove le tifoserie delle due ipotetiche “squadre” si sono scatenate metaforicamente come degli hooligans.

Da una parte Daisy sospetta la matrice razzista dell’episodio, dall’altra non sapeva che c’erano stati altri casi riportati poi dalle autorità per smentire tale movente. Da una parte c’è chi porta l’attenzione al problema razzismo, dall’altra chi segnala episodi compiuti da immigrati per sostenere un altro presunto razzismo (il famoso “razzismo contro gli italiani“). Da una parte c’è chi prende e condivide le notizie riportate da quotidiani e influencer, dall’altra idem, ma solo la parte avversa viene decisamente bersagliata. In tutto questo regna il caos, l’attacco personale, la risatina isterica, senza voler in nessun modo placare gli animi perché la propria squadra viene prima di ogni forma di civiltà e umanità.

 

“Aggressione razziale”

È la stessa vittima dell’aggressione a sostenere un movente razziale:

A mio avviso stavano cercando una persona di colore, una ragazza, perché li è una zona che solitamente viene utilizzata da ragazze prostitute, quindi solitamente li ci sono e secondo me mi hanno scambiata per una di loro e hanno fatto questo gesto che non so cosa dovrebbe simboleggiare, però hanno preso la persona sbagliata. […] Negli ultimi mesi non sono stata in Italia perché studio in Texas, quindi in realtà io sono tornata in Italia dopo 10-11 mesi e ho trovato un’Italia diversa, purtroppo è triste da dire, ma non la trovo più la Torino che conoscevo io ed è triste che si senta la tensione in giro, ed è ancora più triste che tra tutte le persone al mondo, in tutta Torino, anche solamente dire in tutta Moncalieri, questa cosa sia successa a me.

Dalle dichiarazioni rilasciate da Daisy si intuisce che non fosse a conoscenza di episodi simili accaduti in precedenza, come riportano le stesse autorità che negano il presunto movente razziale visto che le vittime precedenti non presentavano le stesse caratteristiche dell’atleta italiana di origini nigeriane.

 

“Pestata dai razzisti”

La comunicazione della notizia da parte di Repubblica risulta scorretta, annunciando un “pestaggio” ai danni dell’atleta azzurra. Su Twitter possiamo notare cronologicamente i diversi aggiornamenti, a partire dal tweet del 30 luglio 2018 alle ore 11:29 (“pestata da razzisti“), quello delle 11:36 (“pestata da un gruppo di razzisti“) e delle 11:52 (“ferita in sospetto atto di razzismo“):

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Chi segue a ruota

Ecco il tweet di Matteo Renzi del 30 luglio 2018 alle ore 11:47 dove riporta un “selvaggiamente picchiata” sulla scia della comunicazione passata dai media come Repubblica:

#DaisyOsakue è una campionessa italiana. Ieri è stata selvaggiamente picchiata da schifosi razzisti. Gli attacchi contro persone di diverso colore della pelle sono una EMERGENZA. Ormai è un’evidenza, che NESSUNO può negare, specie se siede al Governo. Italia, #torniamoumani

L’aggressione rimane un’aggressione, su questo non c’è alcun dubbio. Tuttavia è falso sostenere che si trattasse di un pestaggio selvaggio. L’articolo di Repubblica, inoltre, venne aggiornato con la storia del lancio dell’uovo alle 11:43, poco prima della pubblicazione del tweet di Renzi, ma lui o chi per lui era rimasto indietro con gli aggiornamenti.

Il problema in questi casi è sempre lanciarsi a capofitto sulla notizia, senza attendere eventuali sviluppi in un epoca dove l’informazione in Rete corre a doppia velocità perdendosi pezzi per strada causando incidenti sgradevoli. Renzi non ne è immune e scivola sulla buccia di banana, fornendo un assist ai suoi contestatori e a chi ora sminuisce il problema del razzismo con mille scuse e sorrisini isterici. Non è comunque l’unico a scivolare, se teniamo presente che persone come Marcello Foa condividevano i tweet di Meluzzi dove si sosteneva il presunto cannibalismo nel caso Pamela Mastropietro ampiamente smentito dalle autorità:

Il retweet di Marcello Foa alla bufala condivisa da Meluzzi sul caso Pamela Mastropietro

Da una parte un politico, e uno staff che dovrebbe rivedere le strategie di comunicazione, dall’altra un giornalista che rischiava di diventare Presidente della Rai. Tutti possono cascare, tutti possono scivolare, ognuno ha le sue colpe e responsabilità di fronte ai loro lettori. Il problema ulteriore, purtroppo, è farlo capire ai loro lettori.

 

Razzismo e l’intolleranza

A parlare di razzismo non è solo Renzi. Luca Zaia, governatore leghista del Veneto, pubblica il seguente comunicato via Facebook il 30 luglio 2018 alle ore 15:

++ PIENA SOLIDARIETÀ ALLA DONNA E ALL’ATLETA DAISY ++

Daisy Osakue, la campionessa italiana under 23 di lancio del disco, è stata aggredita nella notte a Moncalieri da un gruppo di persone non ancora identificate, che le hanno lanciato da un’auto in corsa alcune uova, una delle quali ha causato una lesione alla cornea.
Esprimo la mia piena solidarietà alla donna e all’atleta Daisy e un ‘no’ totale al razzismo, agli insulti e ai raid soltanto contro chi ha la pelle nera. Daisy, che peraltro corre per il nostro paese, è una cittadina nel pieno dei suoi diritti ed è stata colpita unicamente perché ha un colore diverso. Ha quindi diritto ad avere la solidarietà di tutti i cittadini.

A discutere di razzismo e l’intolleranza sono stati anche altri politici come Elio Lannutti del M5S (alle 21:11 del 30 luglio) e Giorgia Meloni di FDI (alle 21:30 del 30 luglio), giusto per fare due esempi:

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L’allarme razzismo

Il 30 luglio 2018, durante la puntata di Onnibus in onda su La7, il vicepremier e Ministro Luigi Di Maio dichiara:

Io non credo che in questo Paese ci sia un allarme razzismo. È una… secondo me si sta utilizzando questo argomento perché qualcuno per sentirsi un po’ di sinistra perché non lo è più, deve attaccare Matteo Salvini considerandolo di estrema destra.

Di certo Matteo Salvini non si aiuta da solo dalle accuse di “estrema destra“, sopratutto quando indossa magliette o giubbini associati a quell’area politica:

La maglietta “Offence best defence” commercializzata da Blackbrain (“Mente nera”).

In un altro intervento tenuto sempre il 30 luglio 2018, secondo Di Maio i dati rimangono invariati rispetto al passato e fa un riferimento al caso di Daisy:

La novità, e di questo sono molto felice, è che episodi del genere facciano notizia perché se andiamo a vedere i dati, i dati dicono che il numero di aggressioni resta in linea con quelle del passato. Questa non è assolutamente una soddisfazione, anzi. Ci deve portare a mettere in evidenza fatti come quello che è accaduto ieri sera perché più se ne parla più sono un monito a non farli.

A parlare di un aumento dei casi fu Armando Spataro, procuratore capo di Torino, durante una conferenza stampa sul tema a inizio luglio 2018:

Tutto nasce, in due parole, dall’aver constatato che negli ultimi tempi c’è stata una crescita di questo tipo di reati. Per la verità non stiamo parlando di reati gravissimi sul piano dell’entità della pena, ma certamente gravi sul piano dei rapporti in una democrazia e in un ambiente..in un contesto territoriale come quello di Torino storicamente sensibile al tema del rispetto dei diritti delle persone. Abbiamo visto una crescita di reati di minacce aggravate, aggressioni, per non parlare dei manifesti e delle scritte che imbrattano i muri pubblici contro gli stranieri, contro gli immigrati, “torna a casa”, eccetera eccetera.

Un articolo di Euronews.com del 31 luglio 2018 spiega l’aumentare dei casi rispetto agli anni passati:

Se tutte le aggressioni fisiche segnalate dalla mappa che trovate qui sotto fossero effettivamente legate ad un movente razziale (attenzione però: la Procura di Torino, nel caso di Daisy Osakue, già indaga per lesioni senza l’aggravante razziale e probabilmente altri casi saranno trattati allo stesso modo), allora negli scorsi due mesi ce ne sarebbero state 33 contro le 12 nell’intero 2012, le 60 nell’intero 2013, le 35 nell’intero 2014 (più un omicidio), le 31 nell’intero 2015 (più un omicidio) e le 28 dell’intero 2016.

Comunque non si può circoscrivere la discriminazione ai soli reati di aggressioni fisiche. Come riporta Euronews, i dati dell’istituto OSCAD riportano un totale di 2030 segnalazioni di atti discriminatori dal 2010 a dicembre 2017 di cui il 51,5% del totale ha come movente quello etnico e razziale.

I dati OSCAD dal 2010 al 31 dicembre 2017

Dati e dati che devono essere ancora ben analizzati e studiati, ma il pericolo che corriamo è quello di minimizzare il problema razzismo.

 

 

Come evitano e sminuiscono il problema

L’episodio, anche per via della rilevanza mediatica della vittima rispetto alle altre, è stato usato dagli utenti per sminuire il problema razzismo, deridendo chi lo percepisce o dubitando sul caso valutando un improbabile caso di allergia nell’occhio di Daisy (“mhhh a me sembra tanto un’allergia..bha..“).

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Si arriva sul piano politico, dove viene puntato il dito sulla “sinistra“, “iscritta al PD” e dei “Giovani democratici“:

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C’è chi attacca Avvenire, Famiglia Cristiana e la Chiesa:

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In un Italia dove “tutti sono allenatori” improvvisamente tutti conoscevano la “banda dell’uovo“. Purtroppo, il problema razzismo esiste e va affrontato:

Giorgia ma ti ci metti pure tu?! a questo punto la chiamo col suo nome quella grandissima m******* che non è italiana e non rappresenterà mai l.Italia! gli hanno tirato un uovo dal finestrino perché stava vicino a delle prostitute….. solidarietà per cosa??Luca Torres ha aggiunto,

Italiana? Non sono dubbi, sono accuse pesanti:

sapete quale è stata la causa di tale aggressione?il lancio di un uovo da parte di un gruppo di imbecilli. è tutta speculazione un caxxo di uovo lanciato random ad un atleta nera italiana.italiana sto gran paio di coglioni

Soprattutto, bisogna intervistare gli italiani:

#inonda adesso che intervistate la ragazza nera, appartenente ai giovani democratici, colpita da un uovo, intervistate anche le 3 ragazze ITALIANE ed il pensionato ITALIANO anche loro colpiti da lancio di uova nella stessa zona e poi parlate di razzismo !!

 

Conclusioni

Il caso di Daisy non verrà strumentalizzato, lo è già stato e diventerà un simbolo di chi vuole negare il problema razzismo o di chi si sente chiamato in causa.

Ci sono diversi fronti sul quale bisogna lavorare. Quello dell’informazione senz’altro, senza sminuire però quello relativo alla discriminazione razziale. Sui social stiamo assistendo ad un vero e proprio “far west” e c’è bisogno di trovare delle soluzioni a tutto ciò prima che sia troppo tardi.

David Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.
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