Quando per le proprie idee diffondono bufale

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Benedetto venerdì! Vediamo un po’ che è successo durante i miei interventi e riprendiamo in mano qualcosa di “vecchio“, ma utile per spiegare certe dinamiche.

 

“Vedo cose che non hai scritto”

A volte le reazioni degli utenti sono affascinanti, bisogna ammetterlo. Questa settimana avevo pubblicato un articolo dal titolo “Siria e attacchi chimici: tutti vogliono aver ragione e nessuno ascolta l’OPCW” che riprendeva in parte le mie considerazioni pubblicate via Twitter e in un articolo qualche settimana prima, molto chiare riguardo il tema. Eppure c’è chi ha commentato così:

Giova: “vabbè ma sei un gran cazzaro DAVID, invece di supportare chi sbuggiarda le bufale dei white helmets o invece di cercare prove sulle supposte armi lanciate su Duma… vai a fare la contro-contro-analisi per giustificare il bombardamento franco-britannico-statunitese. Forse non te ne accorgi o speri che noi non ce ne accorgessimo, ma sei veramente RIDICOLO, o forse peggio!!!

Commento simile nel mio articolo pochi minuti prima (intorno alle 6 del mattino, si sarà svegliato male):

Sarebbe ora che David smettesse di fare propaganda pro-americana. Sappiamo tutti che gli White helmets sono pagati dai britannici e dagli americani per fare propaganda spargendo fakenews, ma quello che dicono loro è secondo lui oro colato, quello che dicono altri testimoni, che si presentano in video sono rintracciabili, sono fake, Anche david puente è un organo di disinformazione al servizio dei padroni americani.

La “grande bellezza” sta nel fatto che non ho mai giustificato i bombardamenti “franco-britannici-statunitensi” dopo il presunto attacco chimico a Douma (e ripeto ancora “presunto“, alla faccia del “prendere per oro colato“):

L’attacco da parte di Stati Uniti, Francia e Regno Unito è avvenuto senza alcuna verifica da parte dell’OPAC. Senza un dato certo come si può sostenere di aver superato la “linea rossa”? Chi sostiene con estrema sicurezza che non sia successo niente a Douma compie il loro stesso errore, perché entrambi si stanno fidando di informazioni fornite dai cosiddetti “media di parte”.

Questa persona, come altre, pone l’esempio del pensiero “o sei con noi o sei contro di noi” e “l’imparzialità vale solo se ci assecondi” arrivando a scrivere una o più bufale. Ribadisco quanto dicevo in entrambi i miei articoli:

Potrebbe essere tutto vero come falso, da una parte o dall’altra, ma io preferisco attendere i risultati dell’OPAC qualunque essi siano. Il loro verdetto farà senz’altro gioire un gruppo, che riderà in faccia all’altro urlando “Bugiardi! Avevamo ragione!“, ma in tutto questo non c’è alcun reale vincitore: ci saranno solo poveri e tristi tifosi sfegatati, interessati a vincere una battaglia che non gli appartiene e disinteressati delle vite rovinate da una guerra infinita. Non vi chiedo scusa, non voglio essere come voi.

 

Shitstorm

Nello stesso periodo in cui avevo parlato dei presunti bombardamenti chimici a Douma era successo qualcosa di curioso in Italia riguardante l’eurodeputata Kyenge. Andrea, il 14 aprile 2018, condivide un articolo dello stesso giorno dal titolo “Imbrattate pareti casa Kyenge a Modena“:

La condivisione di Andrea

Ecco l’articolo dell’Ansa che parla di “gesto intimidatorio” e “disprezzo dei valori di integrazione e inclusione” oltre che “atto razzista“:

Imbrattate, nella notte, le pareti dell’abitazione a Modena dell’europarlamentare del Pd, Cecile Kyenge. Ne dà notizia, il Partito Democratico modenese il cui segretario provinciale, Davide Fava esprime “solidarietà” all’ex ministro dell’Integrazione così come l’ex segretario democratico e deputato, Piero Fassino e la capo delegazione dei parlamentari Pd a Bruxelles, Patrizia Toia. “Ignoti – osserva Fava – si sono introdotti nel cortile della sua abitazione vandalizzandone le pareti. Si tratta chiaramente di un gesto intimidatorio nei confronti del lavoro di Cècile e di disprezzo dei valori di integrazione e inclusione che continua a difendere”. A giudizio di Fassino, “ogni atto razzista indica la miseria umana e l’abisso morale di chi lo compie” mentre a giudizio di Toia quello contro Kyenge, “è ‘ennesimo attacco che si inserisce in una più ampia campagna di odio e intolleranza che non può più essere tollerata in Italia”.

Perché mai condividere quell’articolo? Presumibilmente perché riguarda una persona per la quale non dimostra particolari simpatie (12345). Mentre da una parte si parla dell’episodio, e le forze dell’ordine svolgevano le indagini, dall’altra spunta un vicino di casa anonimo che avrebbe confessato di essere il colpevole dell’accaduto spiegando il motivo del suo gesto ad un giornalista:

#Modena, è stato un vicino a imbrattare casa #Kyenge: “Ripicca, non odio razzista”

Ecco quanto dichiarato dal “presunto” vicino di casa:

“Non si è trattato di atto xenofobo – rivela in condizione di anonimità al quotidiano – ma di un gesto di esasperazione verso un atteggiamento incivile. Me ne scuso, ma certe volte quando sale la rabbia cedi a reazioni spropositate. Perché l’ho fatto? Semplice: suo marito non raccoglie mai le deiezioni del loro cane di grossa taglia e all’ennesimo episodio non ci ho visto più dalla rabbia, ho rimosso le feci e le ho gettate nel giardino”

Da quel momento la storia dell’attacco razzista viene definita una “bufala“, ma su questo punto ci torno tra poco. La cosa sorprendente è un’altra e riguarda il seguente tweet:

Il “raid” razzista e #fassista una bufala più semplicemente la vendetta di un vicino perché la #Kyenge non raccoglie le feci del cane #cialtroni #FakeNews

La persona accusata di presunta inciviltà dall’anonimo vicino di casa non era la Kyenge, ma il marito. Quest’ultimo, in precedenza, aveva spiegato che l’eurodeputata “non c’è mai” a casa:

«Certo – commenta Domenico, il marito – per non dare importanza a questi imbecilli voglio prenderla in ridere, anche perché colpiscono me: Cècile non c’è mai, lavora a Bruxelles».

Andrea pubblica due screenshot dove si impegna a evidenziare le parti che gli interessano, ma non quelle in cui lui sbaglia portando avanti la tesi scorretta riportata nel titolo del Il Giornale che smentisce se stesso nelle prime righe dell’articolo:

Titolo: “Un vicino “sbugiarda” la Kyenge: “Non raccoglie le feci del suo cane”

Testo: “Altro che razzismo contro l’ex ministro ed europarlamentare Pd Cécile Kyenge: dietro gli atti vandalici ci sarebbe solo una lite tra vicini e una presunta “inciviltà” da parte del marito, accusato di non raccogliere le feci del suo cane.

Da questa falsità lo stesso Andrea apprezza l’hashtag “#kyengepuliscilacacca” proposto da un altro utente:

Andrea, dopo aver creato una bufala sulla Kyenge, apprezza l’hashtag #kyengepuliscilacacca

Non solo, aveva apprezzato una pessima “battuta“:

Un like è pur sempre un like

L’altra cosa interessante è che dopo la pubblicazione della falsità nei confronti dell’eurodeputata mi scrive chiedendomi di spiegare un articolo de La Stampa:

@DavidPuente visto che spieghi agli utenti le #bufale spiega anche questa però

Andrea critica l’intervista pubblicata su La Stampa il 16 aprile intorno a mezzogiorno, quando la confessione di un vicino era già apparsa su Il Resto del Carlino quella mattina. La cosa curiosa è che ancora non si conosceva affatto l’identità del vicino siccome aveva preferito rimanere anonimo come ammette lo stesso quotidiano sempre il 16 aprile:

Attraverso il nostro giornale, infatti, un uomo che ha preferito restare anonimo, ha spiegato che non si è assolutamente trattato di un gesto contro l’attività per l’integrazione dell’europarlamentare dem, ma di una ripicca tra vicini.

Sempre su Il Resto del Carlino l’eurodeputata critica il “presunto” vicino:

A memoria mia e di tutta la nostra famiglia, non abbiamo ricordo di liti con i nostri vicini e non abbiamo il sospetto che qualcuno, nel nostro quartiere, possa avercela con noi in generale, e in particolare a proposito del nostro cane Zibi, tanto da raccogliere presunti escrementi di quest’ultimo in giro e rilanciarceli sui muri e sui cancelli. Il ‘vicino anonimo’, evocato da un giornale, che avrebbe raccolto escrementi di un cane presso il proprio domicilio, o lungo la strada, avrebbe rigettato contro il nostro muro escrementi di cui è l’unico a conoscerne l’origine.

Solo nei giorni successivi il vicino è uscito allo scoperto (passando da “presunto” a vero) presentandosi presso gli uffici della Polizia per confermare la sua versione rilasciata al giornalista del Carlino. Nell’articolo de La Stampa avrei fatto inserire un aggiornamento per raccontare i nuovi sviluppi della vicenda, che in quel momento non erano del tutto sicuri, ma risultava naturale (per chi conosce le vicende della Kyenge) sospettare che ci potesse essere un attacco dettato da qualche suo “hater“. Alla fine potremmo dire che questi ultimi avrebbero “vinto” perché, nonostante non sia lei l’accusata di inciviltà per le feci del cane, hanno comunque trovato una scusa per attaccarla ulteriormente, ma in realtà non si rendono conto di quanto perdono dimostrando di non voler affatto la verità se non quella di comodo o diffondendone una fasulla per il loro piacere.

 

Ce ne sono di episodi da raccontare, ma per ora mi fermo qua sperando che abbiate compreso il problema.

Che il 4 maggio sia con voi!

 

David Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.
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