Austria: la storia del padre che non può visitare la figlia in ospedale per colpa di una musulmana

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Il 25 marzo 2018 viene pubblicato da Il Gazzettino un articolo intitolato “Austria, la figlia morente in ospedale è in stanza con una musulmana, il padre non può entrare a farle visita“:

L’Austria in queste ore è sconvolta per il terribile caso di un padre costretto a rinunciare a vedere in ospedale la figlia a causa dei precetti dell’islam radicale. In pratica gli è stato impedito l’ingresso nella stanza in cui si trovava la figlia ventenne, gravemente malata di sclerosi multipla, perché l’altra signora ricoverata – una musulmana radicale – non desiderava la presenza di un uomo in camera. Il precetto religioso della paziente ha così impedito al signor Robert Salfenauer di salutare la figlia Chiara, nonostante fosse presente una tenda divisoria tra i due letti.

Non appena la signora con il velo, osservante del precetto più rigoroso, si è accorta che nella stanza era presente un uomo ha iniziato a urlare e nulla è valso per farla tranquillizzare. In una intervista il signor Robert Salfenauer ha spiegato di essere stato costretto a uscire dalla stanza. Per parlare un po’ con la figlia si è fermato sulla soglia, restando nel corridodio, ma anche in questo caso la paziente islamica ha richiesto l’intervento degli infermieri. Per non compromettere la tranquillità che richiede la permanenza in ospedale Salfenauer, accompagnato dalla moglie, ha deciso di uscire dalla stanza e rinunciare a tenere la mano alla figlia.

Al giornale austriaco Krone ha raccontato il suo dolore, denunciando l’assurdità della situazione. In pratica ha dovuto sottomettersi a una regola islamica in un ospedale pubblico. «Siamo rimasti scioccati dal fatto che una musulmana radicale abbia potuto condizionare la vita di un ospedale a Vienna. Di fatto ha potuto decidere che non potessi vedere mia figlia. Eppure ogni forma di radicalismo dovrebbe essere combattuta».

Indignazione a livello non soltanto locale tramite il Krone Zeitung, che aveva raccontato la storia il 22 marzo 2018, ma anche internazionale attraverso siti come Voiceofeurope.com (il 24 marzo) e varie testate giornalistiche (anche italiane, il 25 e 26 marzo).

Il 23 marzo 2018, quindi prima degli articoli su Voiceofeurope.com e nelle testate italiane, lo stesso Krone Zeitung fornisce dei dettagli in più rispetto all’articolo precedente:

Für die Direktorin stellt sich der Fall nun so dar: „Nach Aussagen der Familie, einer weiteren Zimmergenossin und nach den Aussagen der muslimischen Patientin haben wir jetzt einen Überblick über den Vorfall. Der Vater der jungen Patientin wollte über den Paravent blicken, der die Muslima abgeschirmt hat. Daraufhin hat ein Wort das andere ergeben.“ Der Paravent sei deshalb aufgestellt worden, weil die vollverschleierte Patientin von Zeit zu Zeit Milch für ihr Neugeborenes abpumpte.

Il direttore dell’ospedale ha spiegato che a dividere dal resto della stanza la paziente musulmana, reduce da un parto molto delicato, c’era un “paravento” e in quel momento era intenta a tirare il latte. Il signor Salfenauer, sempre secondo la versione dell’ospedale, non sarebbe rimasto nel corridoio ad osservare la figlia e avrebbe tentato di guardare oltre il divisore. La donna musulmana, intenta a compiere un’attività molto personale (per chi non la conosce: video) e in una situazione delicata (si parla di un parto di emergenza), avrebbe reagito male vedendosi turbata la propria privacy. L’uomo, in seguito, è stato allontanato.

Un altro punto riguarda l’orario di visita, citato anche nell’articolo del 22 marzo del Krone:

Seitens des AKH betont man, dass der Vater das Zimmer außerhalb der Besuchszeit betreten und sich nicht angemessen verhalten habe – und dass das Verschleierungsverbot in Krankenzimmern nicht gelte.

Quindi, oltre a non essere rimasto nel corridoio come da lui affermato, l’uomo si era presentato al di fuori dell’orario previsto per le visite.

Nell’articolo di Voiceofeurope.com si cita addirittura il burqa riprendendo una parte del Krone che cita il niqab:

Krone: “Eine vollverschleierte muslimische Patientin im Wiener AKH verlangt vehement, dass ein Vater, der seine schwer kranke Tochter (23) begleitet, aus dem Zimmer geht. […] Die Familie, die sich in Anbetracht des in Österreich geltenden Verhüllungsverbotes auch darüber wunderte, dass die Frau im öffentlichen Spital einen Niqab trug […]

Voiceofeurope: “Since the burqa was banned last year Mr.Salfenauer, a lawyer, has issued a formal complaint.

Il signor Salfenauer, avvocato, ha sostenuto il mancato rispetto della legge in merito all’uso del niqab in un luogo pubblico presentando una denuncia formale. L’ospedale, sempre per voce del suo direttore, ha spiegato che la legge austriaca non può essere applicata in questo caso siccome la stanza di ricovero non è considerabile un luogo pubblico:

Dass die Muslima im Krankenzimmer einen Niqab trug, sieht zumindest das Spital nicht als Gesetzesverstoß: „Zum vorliegenden Fall ist festzuhalten, dass das Anti-Gesichtsverhüllungs-Gesetz auf PatientInnenzimmer nicht anzuwenden ist, da diese keine öffentlichen Orte im Sinne des Gesetzes darstellen.“

Come possiamo notare, queste informazioni circolavano già dal 22 e 23 marzo 2018, mentre le testate italiane sono intervenute il 25 e il 26 marzo raccontando solo una parte della storia.

Ho evitato di scrivere fin dall’inizio dell’articolo alcune critiche mosse verso la testata Krone Zeitung, considerato di genere scandalistico, populista e sostenitore della destra austriaca. Tuttavia, è stata la stessa a fornire le diverse dichiarazioni e versioni dei protagonisti, al contrario di altre testate.

David Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.
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