DISINFORMAZIONE Quando con 100 mila lire si campava 3 giorni alla grande

Una sorta di evergreen quella dei paragoni tra lira ed euro che generano indignazione e una certa nostalgia per il vecchio conio. Ecco un’immagine che di recente ha superato le 15 mila condivisioni Facebook:

Quando con 100.000 lire si campava 3 giorni alla grande e con 50,00 euro vai con i soldi contati in tasca

L’immagine riporta una banconota da 100 mila lire con l’elenco degli acquisti che si potevano effettuare rispetto a quelli con 50 euro, ma notiamo subito con simpatia che chi l’ha creata è un ignorante in matematica: il totale della “spesa media giornaliera” in lire non è 36 mila, ma 41 mila (di conseguenza è sbagliato anche il resto).

I dati relativi alla lira non riportano una data o un periodo di riferimento, ed è un problema perché il prezzo della “colazione al bar” e gli stipendi non erano gli stessi nel 1990 e nel 2017. Se dovessimo considerare l’anno del passaggio da Lira a Euro, la stessa “colazione al bar” da 1500 risulterebbe strana siccome nel 2001 il prezzo medio nazionale del caffè in tazzina era di 1300 lire, per il cappuccino 1500 (che considerarlo come “intera colazione” risulterebbe altrettanto assurdo).

Vorrei tanto sapere dove compro 4 pizze margherita a 16 euro, deve essere veramente scadente come qualità (il sito Ristorazioneitalianamagazine.it riporta circa 4 euro a pizza ad asporto di basso livello, al tavolo 5,6 euro). Inoltre, nel 2001 una pizza margherita la pagavi circa 6500 lire.

C’è un bellissimo strumento di calcolo fornito da IlSole24Ore per calcolare il potere d’acquisto in lire ed euro negli anni. Ecco quanto valevano 10 mila lire in Euro nel 1990, 1995, 2000 e 2014:

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Cosa succede? Le immagini gentiste come quella pubblicata via Facebook non considerano affatto alcuni elementi fondamentali per la comprensione del fenomeno, ossia l’inflazione e gli indici dei prezzi al consumo:

L’inflazione è un processo di aumento continuo e generalizzato del livello dei prezzi dei beni e servizi destinati al consumo delle famiglie. Un aumento dell’inflazione corrisponde ad una situazione in cui aumenta la velocità di crescita dei prezzi, mentre una riduzione dell’inflazione si verifica nel caso in cui i prezzi, pur essendo in aumento, crescono a una velocità minore.

L’inflazione si misura attraverso la costruzione di un indice dei prezzi al consumo, uno strumento statistico che misura le variazioni nel tempo dei prezzi di un insieme di beni e servizi, chiamato paniere, rappresentativo degli effettivi consumi delle famiglie in uno specifico anno.

L’Istat produce tre diversi indici dei prezzi al consumo: per l’intera collettività nazionale (NIC), per le famiglie di operai e impiegati (FOI) e l’indice armonizzato europeo (IPCA).

Molto interessante la tabella della rivalutazione monetaria pubblicata nel sito Oppo.it e ottenuta in base all’andamento degli indici del costo della vita che hanno assunto la denominazione di “indici dei prezzi al consumo” per le famiglie di operai ed impiegati. La riporto in seguito alla guida per la lettura:

Per “attualizzare” al 2016 una qualsiasi cifra espressa in Lire, moltiplicare l’importo da rivalutare per il coefficiente corrispondente all’anno per il quale si vuole effettuare la rivalutazione.
Qualora la cifra originaria sia espressa in Lire, mentre la cifra rivalutata debba essere espressa in Euro, occorre effettuare prima la rivalutazione (moltiplicando per l’apposito coefficiente) e successivamente la conversione (divisione per 1.936,27).

Esempio: se dobbiamo rivalutare 1.000.000 di Lire del 1970, si deve moltiplicare detto importo per il coefficiente del nostro anno di riferimento cioè per 17,559, arrivando così ad un valore pari a: 17.559.000 Lire = 9.068,47 Euro.

Tabella rivalutazione monetaria coefficienti annuali dal 1947 al 2016

Per fare un esempio, il prezzo del caffè è sempre aumentato nel corso degli anni, basti pensare che decine di anni fa costava 50 lire per poi arrivare a mille lire nel 1990:

Consultando vecchi listini, imposti dai sodalizi, si desume che quarant’anni fa l’aromatica tazzina di caffè costava 50 lire, triplicava nel 1975, arrivava a 650 lire dieci anni dopo, nell’85, per raggiungere la cifra di 1000 lire nel 1990.

Un ultima considerazione per quelli che fanno i calcoli matematici per dire che con uno stipendio in passato si acquistavano 1000 unità di un prodotto mentre oggi se ne acquisterebbero 500. Il mondo dell’economia, bisogna ammetterlo, non va letto in maniera molto “semplice” come tutti vorremmo perché ci sono innumerevoli variabili da tenere in considerazione. Possiamo considerare la mancanza di materie prime rispetto alla domanda, ma anche un’eventuale richiesta di qualità e di sicurezza minime per legge che implicano maggiori controlli e attività sui quali bisogna investire, o la varietà richiesta dal consumatore stesso (per il pane, ad esempio, abbiamo quelli fatti con farine di diverso tipo e gusti). Non è una sciocchezza, sintetizzare il tutto con immagini gentiste come quella diffusa online è decadente.

Comunque sia, ringraziate il vostro Dio che non vivete in Venezuela.

David Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall’età di 7 anni. Laureato presso l’Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.

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