La mia intervista a Il Mattino sul caso dei siti gestiti da Mignogna e l’inchiesta del New York Times

Ieri ho rilasciato un’intervista in esclusiva a Valentino Di Giacomo per Il Mattino, ve la riporto affinché possiate leggerla comprendendo maggiormente il mio operato e cosa penso riguardo tutto il contorno relativo alla storia dei siti gestiti da Mignogna. In fondo all’intervista riporto alcune info in più per approfondire alcune mie risposte, ben consapevole che non cambierà nulla per gli utenti polarizzati e sempre sulla difensiva a favore del loro credo.


«Ero sulle tracce di Mignogna già dallo scorso febbraio, molto prima che ne parlasse il New York Times, ma non ho mai trovato delle prove certe che dietro la creazione di quei siti e delle pagine per il Movimento 5 Stelle e Lega ci fosse la mano invisibile di potenze straniere che hanno interesse ad alterare il dibattito politico italiano attraverso fandonie e notizie presentate in maniera violenta ed eclatante»[1]. David Puente, giovane informatico, è colui che per primo ha indagato sul web designer di Afragola finito nell’occhio del ciclone. Ha un proprio blog Puente dove ogni giorno prova a smascherare la miriade di fake news che finiscono in rete.

Potremmo definirla un cacciatore di bufale, quante ne ha riportate Mignogna sui propri siti?

«Ho letto l’intervista esclusiva che ieri l’informatico napoletano ha rilasciato al vostro giornale. Conferma in pratica tutto ciò che avevo scritto: vale a dire che per guadagnare soldi facili attraverso articoli acchiappa clic aveva messo in piedi una rete di siti per attrarre utenti inclini alla facile indignazione. Ormai è un modo semplice per guadagnare danaro e potrebbe portare a collaborazioni con gli stessi partiti che si avvalgono di loro per creare le proprie piattaforme online[2]. I suoi blog si contraddistinguono non solo per alcune fake news sui migranti e fatti di cronaca per parlare alla cosiddetta pancia del Paese, ma soprattutto nell’esagerare al massimo nella titolazione».

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Ieri Mignogna nella sua intervista si è difeso dicendo che è un metodo che usano in tanti.

«Si e devo dire che è stata una dichiarazione che mi ha fatto arrabbiare. Se vale l’idea che lo fanno tutti allora passa pure il concetto che poiché c’è gente che butta i sacchetti della spazzatura dal finestrino allora si è legittimati a farlo. Sono anni che seguo i gruppi che spacciano notizie inventate, ma va trovato un rimedio al più presto».

Quali sono le possibili soluzioni?

«Dire di voler censurare il web è un’idea balzana perché è semplicemente impossibile. Una soluzione esiste soltanto nel lungo periodo, mi piace l’idea di Boldrini di voler promuovere delle attività nelle scuole per insegnare ai ragazzini come riconoscere le notizie vere da quelle false. Le persone devono recuperare uno spirito critico per essere capaci di interpretare i contenuti che leggono».

E invece si va nella direzione contraria se anche i partiti si rivolgono a questi personaggi, non trova?

«Sogno un giorno in cui i principali leader invitino i propri elettori a non leggere quella spazzatura, ma chissà se un giorno lo faranno mai, anzi al momento se ne servono. Parlano tanto di onestà e chiarezza, ma poi fa piacere prendere voti grazie a notizie alterate».

Quindi non c’è rimedio?

«Alcune soluzioni ci sono: lo dimostra Wikipedia dove il controllo frequente degli utenti riesce a migliorare i contenuti pubblicati. La bufala può comparire, ma viene immediatamente sbugiardata e corretta. Ed è lo stesso che negli Usa ha sperimentato Facebook postando almeno due articoli indipendenti correlati che riescono a sviluppare un fact-cecking sulle notizie. In questo modo non si censura nulla, ma i cittadini possono formarsi una propria idea senza limitazioni».

Ovviamente Mignogna non è un caso isolato, di gruppi che operano così ce ne sono tanti altri.

«E ce ne saranno ancora di più ora che si avvicinano le elezioni. Ora sono sulle tracce di un gruppo di albanesi che per guadagnare soldi facili riportano come nuove notizie molto datate con titoli fuorvianti e trovano un terreno molto fertile in Italia. Nel nostro Paese ci sono almeno tre grandi gruppi che lavorano così perché utilizzano una narrazione che funziona con un certo pubblico».

Un gruppo albanese, quindi esistono interessi stranieri per alterare il dibattito sul web? E perché creano siti che sono spesso afferenti alle idee di Lega e M5S?

«Al momento non ho riscontri di interessi stranieri italiani, come i fantomatici russi che forse al momento sono solo dormienti nel nostro Paese[1]. È un discorso di guadagni facili attraverso articoli acchiappa clic. È ovvio che le idee delle opposizioni su migranti, banche casta ottengano subito facili riscontri».

E il Pd che denuncia questi abusi è fuori da queste logiche?

«Ma no, nessuno è escluso. In passato abbiamo visto la pagina Matteo Renzi News che diffondeva immagini gentiste e con l’amministratore della pagina che non era poi così distante dall’establishment dei democrat. Solo ieri una pagina chiamata ‘Per Matteo RENZI Insieme’ aveva diffuso un meme dove si diceva che nessun treno di Renzi aveva investito una donna, ma che invece Grillo aveva una condanna per omicidio colposo. Tutto vero, ma fa capire il livello a cui ormai si è arrivati».

Lei ha lavorato con la Casaleggio fino a qualche anno fa. Perché ha lasciato?

«Volevo cambiare vita, anche se devo dire che il Movimento 5 Stelle a livello di comunicazione è cambiato tantissimo ed è irriconoscibile dalle sue origini. Penso anche al progetto TzeTze come sito di informazione indipendente, oggi su quel portale ci finiscono articoli urlati di quotidiani piuttosto di parte. Fa capire la direzione che ormai hanno preso».


[1] Nell’articolo dove riporto la mia ricerca, al contrario di quanto afferma qualche “intelligentone”, non parlo mai di “potenze straniere”, “russi” o molisani. Chi sostiene il contrario è un bufalaro o vuole fare propaganda.

[2] Luca Morisi aveva elogiato pubblicamente Marco Mignogna in più di un’occasione per la loro collaborazione, che fosse pagato o meno non è l’argomento del mio articolo e sono affari dei diretti interessati.

David Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall’età di 7 anni. Laureato presso l’Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.

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