Libertà di Stampa: l’Italia passa dal 77° al 52 nonostante Grillo e il M5S

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Ho atteso il nuovo rapporto di Reporters without Borders, quello che riportava il famoso “77° posto della libertà di stampa” tanto citato da Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle per accusare i media italiani senza realmente spiegare i perché di tale posizione (lo avevo spiegato qui). Ora dovranno smetterla, ed è colpa loro.

La libertà di parola da parte di Beppe Grillo negli ultimi anni è cambiata, non di poco. Ne avevo parlato in un precedente articolo dal titolo “La lotta alle fake news è un attacco alla libertà di parola? Citano la censura per far rumore” in cui spiegavo gli attacchi verso la stampa e la famosa lista dei giornalisti cattivi. Parliamo dello stesso Beppe Grillo che pubblicò sul suo blog un articolo dal titolo “Taci, il giornalista ti ascolta!” che riteneva il Parlamento un luogo sacro dove i giornalisti “vanno disciplinati in spazi appositi, esterni al Palazzo“.

Torniamo al nuovo rapporto di Reporters without Borders, nel quale l’Italia per il 2017 passa dal 77° posto al 52°. Ben 25 posizioni recuperate, fantastico! Tuttavia c’è una novità abbastanza pesante che dovrebbe far ragionare i grillini. Ecco la situazione italiana riportata nel sito ufficiale Rsf.org:

Six Italian journalists are still under round-the-clock police protection because of death threats, mostly from the mafia or fundamentalist groups. The level of violence against reporters (including verbal and physical intimidation and threats) is alarming, especially as politicians such as Beppe Grillo of the Five Star Movement do not hesitate to publicly out the journalists they dislike. Journalists also feel pressured by politicians, and increasingly opt to censor themselves. Under a new law, defaming politicians, judges, or civil servants is punishable by sentences of six to nine years in prison. Many journalists, especially in the capital and the south of the country, say they are still subjected to pressure from mafia groups and local criminal gangs.

Avete letto molto bene, il livello della violenza contro i giornalisti è allarmante, specialmente grazie a politici come Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle che non esitano a rendere pubblici i giornalisti che non amano.

Grillo, da parte sua, cerca di difendersi criticando il lavoro di Reporters without Borders con un post intitolato “È tutta colpa di Beppe Grillo“:

Oggi ho scoperto di essere io la causa del problema di libertà di stampa in Italia. Lo afferma il rapporto di Reporters Sans Frontieres appena pubblicato. Mi ha aperto gli occhi. Io pensavo che fosse perché i partiti politici con la lottizzazione si sono mangiati la Rai piazzando i loro uomini nel management e nei telegiornali e dicendo loro che cosa dire e che cosa non dire. Pensavo che fosse per i giornalisti cacciati dai programmi RAI o per le minacce del partito di governo a quelli che sono indipendenti, come Report. Pensavo che fosse perchè in Italia non ci sono editori puri e metà delle tv generaliste le controlla il capo di Forza Italia e perchè la tessera numero uno del Pd controlla il secondo giornale più diffuso in Italia. No, la colpa è mia.

Nel suo post non cita in alcun modo delle 25 posizioni recuperate dall’Italia nella classifica mondiale. Non getta la spugna e neppure i suoi lo faranno di conseguenza, basta leggere anche i commenti al post:

I leccachiappe di regime sono tutti felici e gongolanti: difatti a partire da oggi possono definirsi meno leccachiappe di regime di quanto lo fossero ieri. Grande balzo in avanti dei leccachiappe di regime, dal 77° al 52° posto nella classifica internazionale sulla libertà di stampa. La quale classifica diventa da oggi, purtroppo, carta straccia, perché è evidente che non vale un fico secco. Cosa diavolo è cambiato in Italia, se non in peggio, dal 2016 al 2017, nel sistema di disinformazione di stampa e tv? Niente. Perlomeno però quest’anno abbiamo un colpevole: Beppe Grillo. Roba da sganasciarsi dalle risate.

A questo punto Reporters without Borders non potrà più essere usato dai 5 Stelle, ma è anche colpa del loro aver voluto ignorare le basi e i metodi usati per la stesura della classifica.

David Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.
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