La vera storia del video dei migranti che festeggiano nella nave

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Il 15 giugno 2018 la pagina Facebook “Gruppo ‘Gnazzzio” condivide questo video:

Profughi stanchi, stremati, con gli orrori della guerra negli occhi, quasi tutte donne donne con bimbi piccoli 😳😳😳…

Il video dal titolo originale “Celebracions i balls amb l’arribada a les costes italianes” è tratto dal sito Interactius.ara.cat, il “Diario di bordo” della nave spagnola Open Arms:

Il “Diario di bordo” della nave Open Arms e il video “Celebracions i balls amb l’arribada a les costes italianes”

Il video racconta la gioia dei migranti soccorsi dalla nave Open Arms in vista dello sbarco a Pozzallo (dicono su ordine italiano), dove venne poi sequestrata con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il motivo? Si era rifiutata di consegnare i migranti soccorsi alla Guardia costiera libica:

Sequestro della nave di ProActiva Open Arms, che si è rifiutata di consegnare alla Guardia Costiera libica 218 migranti salvati in mare. Capitano della nave, capo missione e direttore della Ong spagnola accusati di associazione a delinquere e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Dalla stessa procura che accusò le Ong prima che venisse bloccata la Iuventa. Siamo a un punto critico del duello fra ministero dell’Interno e Ong in mare sul soccorso ai migranti. Vi raccontiamo cosa dicono le carte, su quali basi giuridiche poggiano le accuse, e qual è la versione di Open Arms.

La nave venne poi sequestrata, ma a sostegno della loro posizione c’è un video dove la Guardia costiera libica li minaccia di morte:

“Avete trenta secondi o vi uccido” – Le minacce della motovedetta libica agli operatori della Open Arms

La nave venne poi dissequestrata perché la Libia non è affatto un porto sicuro:

“La Libia non è un approdo sicuro quale delineato dal diritto internazionale”. E’ una affermazione secca quella con la quale il tribunale del Riesame di Ragusa ha rigettato il ricorso della Procura contro il dissequestro della nave della Ong spagnola Proactiva Open Arms al centro di un’inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per essersi rifiutata di consegnare ad una motovedetta libica i migranti salvati durante un soccorso in mare.

A riportare la storia è stato il sito Articolo21.org:

La Open Arms ha “disubbidito alle autorità libiche e italiane” ma non è punibile, perché agiva in “stato di necessità”, per difendere i migranti da una situazione di pericolo. Quel pericolo nell’immediato non era il mare, la spossatezza del viaggio o lo stato logoro dei gommoni: il pericolo vero erano i libici.

[…]

Seguendo le spiegazioni della ong, il gip aggiunge: la Libia è un “luogo in cui avvengono gravi violazioni dei diritti umani, con persone trattenute in strutture di detenzione in condizioni di sovraffollamento, senza accesso a cure mediche e ad un’adeguata alimentazione, sottoposte a maltrattamenti stupri e lavori forzati”. Per questo i migranti non andavano consegnati ai libici. Il gip rincara la dose: “non si ha notizia che in Libia si sia arrivati ad un assetto accettabile di protezione dei migranti soccorsi in mare e manca anche la prova della sussistenza un pos (place of safety, un luogo d’approdo ndr) in grado di accogliere i migranti nel rispetto dei lori diritti fondamentali”

Inutile negare che di fronte ad una simile situazione, durata qualche giorno, risulti assolutamente normale e gioioso festeggiare.

Anche in questo caso si presume l’assenza di donne e bambini, ma osservando il “Diario di bordo” (e il video delle minacce) notiamo la loro presenza. Il seguente testo è in catalano e riporta il momento in cui gli operatori sanitari italiani chiedono informazioni su neonati e le donne incinte:

Després de desembarcar a Pozzallo (Sicília), l’equip mèdic del ministeri de sanitat italià puja a bord per comprovar l’estat dels refugiats. El personal sanitari pregunta pels nadons i les dones embarassades i els identifiquen amb braçalets. Tot el dispositiu ja està preparat al moll.

Molte altre sono le foto pubblicate dai responsabili della nave e dai giornalisti:

Un altra foto dei soccorsi

Perché in questo e nell’altro video pubblicato da Voxnews non si vedono donne e bambini? Perché vengono portati in un luogo più sicuro della nave, evitando loro il sole e conseguenze spiacevoli.

David Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.
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