Reddito di cittadinanza 5 stelle per principianti. Reddito o sostegno?

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In passato si era parlato della proposta del Movimento 5 Stelle per il reddito di cittadinanza, ma forse se ne è parlato talmente male e in maniera confusionale che gli elettori hanno percepito tutto il male possibile.

In cosa consiste

In cosa consiste la proposta del Movimento 5 Stelle? Sfatiamo una volta per tutte la favola del “basta non avere lavoro e ti danno fino a 1600 euro al mese se hai due figli a carico sotto i 14 anni” raccontata in maniera estremamente semplicistica. Devi rientrare in una determinata categoria di classe sociale dove devi essere innanzitutto cittadino italiano maggiorenne, devi essere disoccupato o percepire un reddito, da lavoratore o da pensionato, inferiore a quello della soglia di povertà. Al disoccupato verrà data la possibilità di accettare un lavoro dal centro dell’impiego e non potrà rifiutare più di due offerte, al rifiuto della terza offerta si perde ogni diritto a ricevere l’aiuto statale (il tipo di lavoro sarà quel che sarà). Nel frattempo dovrà dedicare fino a 8 ore a settimana al proprio Comune di residenza svolgendo lavori di pubblica utilità e partecipare a corsi di formazione. Chi rispetta questi requisiti potrà ricevere una somma tale da raggiungere i 780 euro mensili o altre cifre superiori a seconda della situazione familiare.

Per farla breve: se il cittadino percepisce 500 euro, attraverso la proposta del M5S percepirà un assegno di 280 euro per raggiungere un reddito pari a 780 euro.

Vista la formula proposta dal Movimento, non si tratta di un vero e proprio reddito di cittadinanza universale e incondizionato, ma piuttosto di un sostegno al reddito minimo garantito o un sussidio di disoccupazione, in parte simili a formule già esistenti in altri paesi europei come Germania (circa 390 euro al mese con bonus per chi ha figli), Francia (510 euro per un single) e Belgio (725 euro per un single), mentre casi esistenti di “reddito di cittadinanza” universale esistono in Alaska e in “prova” su 2000 persone in Finlandia.

Le cifre e le possibilità

In Italia, a partire da gennaio 2018, è in vigore il cosiddetto “Reddito di inclusione” (REI) che sostituisce il SIA (Sostegno per l’inclusione attiva) e l’ASDI (Assegno di disoccupazione) con molti più requisiti (c’è persino il divieto di possedere autoveicoli e/o motoveicoli immatricolati nei 24 mesi antecedenti alla richiesta) e il beneficiario potrà (a seconda del nucleo familiare) ricevere un beneficio massimo mensile dai 187,5 a 539,82 euro. Le cifre messe a disposizione dal Governo Gentiloni? Quasi 2 miliardi di euro per circa 500 mila nuclei familiari, molto lontani dai numeri proposti dal M5S dove vengono citati circa 17 miliardi e rivolto a 3 milioni di famiglie o 9 milioni di cittadini.

In merito ai numeri ne aveva parlato Pagella Politica:

Di Maio sottovaluta invece il numero di italiani che l’Istat considera poveri. Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dall’istituto di statistica il 14 luglio 2016 ci sarebbero circa 4.600.000 cittadini in condizioni di povertà assoluta, e 8.300.000 cittadini in condizioni di povertà relativa, per un totale di 12.900.000 cittadini (per la differenza tra povertà assoluta e relativa, si veda la spiegazione Istat qui). La stima sarebbe al ribasso anche considerando gli anni precedenti: nel 2015 il totale era 12.905.000 mentre nel 2014 l’Istat contava 11.917.000 persone.

[…]

Questa struttura del reddito minimo, basata sul reddito familiare e non su quello individuale, permette di ridurre le risorse necessarie ad implementare la misura. I numeri riportati da Di Maio si basano, infatti, su una simulazione dell’Istat contenuta nel rapporto annuale 2014 (pag. 227). Secondo l’Istat, l’implementazioni del reddito minimo garantito così come proposto dal M5S, avrebbe un costo annuo di 15,5 miliardi di euro, a cui il Movimento aggiunge 1,5 miliardi per “rafforzare i Centri per l’Impiego e per la creazione di nuova impresa e di start up innovative”, per un totale di 17 miliardi, la famosa cifra citata da Di Maio. Se il reddito minimo garantito fosse invece considerato su base individuale, il costo totale sarebbe pari a circa 90 miliardi (pag. 228).

C’è chi sostiene sia sbagliata la cifra di 17 miliardi innalzandola a 29 e chi invece sostiene che sia realizzabilein poche mosse“. Su questo non saprei dirvi, già mi spaventa soltanto il problema che si potrebbe generare senza adeguati controlli di fronte alla questione “lavoro in nero” (una persona potrebbe richiedere questo aiuto avendo comunque delle entrate non dichiarate), ma resta curioso che l’attento Marco Travaglio sia uscito solo di recente per sostenere che sia una proposta impraticabile perché costerebbe troppo. Pensate che sul sito del Fatto il titolo dell’articolo che ne parlava è stato cambiato a favore del M5S (e della Lega Nord per l’abolizione della legge Fornero):

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Insomma, chiamare questa proposta “reddito di cittadinanza” risulterebbe a questo punto un’opera di marketing elettorale, comunque ben riuscita.

David Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.
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