La protesta degli immigrati che vogliono Sky

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La storia risulta assai curiosa. In un articolo dell’otto febbraio pubblicato dalla Gazzetta di Mantova (ripreso poi da Il Giornale due giorni dopo) si parla di una protesta dei migranti ispiti presso una struttura situata a Roncolevà, nel veronese, dove tra le richieste ci sarebbe addirittura la possibilità di vedere le partite via Sky:

TREVENZUOLO (Roncolevà). Protesta dei migranti ospiti nel Cas di Roncolevà, a pochi chilometri da Castelbelforte. Motivo: poter vedere le partite di calcio su Sky. La mattina dell’8 febbraio verso le 6,30 un gruppo di una ventina di richiedenti asilo si è riunito all’esterno della cancellata della casa che li ospita per protestare. Uno dei migranti reggeva un pezzo di cartone con la scritta: “Non vogliamo l’Anastasia” (la coordinatrice della cooperativa). Inoltre i migranti, per impedire l’acceso ad una operatrice giunta nel frattempo per prendere servizio, hanno bloccato dall’interno il cancello con un dondolo da giardino e dei carrelli.

Non solo. Risulta che sia stato manomesso il contatore dell’energia elettrica impedendo così l’apertura automatica del cancello. Il comandante della stazione dei carabinieri di Isola della Scala ha dialogato con i manifestanti attraverso un operatore della cooperativa che faceva da interprete, non solo per invitarli a togliere il blocco del cancello e permettere l’ingresso dell’operatrice, ma anche per capire le ragioni della protesta. In pratica, ha riferito il cooperatore-interprete, i profughi chiedono di poter vedere le partite di calcio con Sky. Ci sono anche problematiche legate al cibo.

A fine articolo si legge:

E’ intervenuto anche il vice prefetto vicario Angelo Sidoti. Alle 11 la protesta è rientrata e solo una decina di irriducibili è rimasta fuori. «Forniamo quello che dobbiamo fornire; anzi, in certi casi, anche di più. Ma non il superfluo. Non abbiamo alcuna intenzione di soddisfare richieste infantili», è stato il commento del presidente della cooperativa Versoprobo Islao Petrarca.

Il nove febbraio un articolo pubblicato su L’Arena riporta ulteriori critiche da parte della cooperativa verso i migranti:

LA COOPERATIVA. Sulla protesta di Roncolevà il presidente della Cooperativa Versoprobo, Islao Patriarca, ha dichiarato: «Alla nostra coordinatrice Anastasia va tutta la nostra fiducia. Sta operando bene e nel rispetto delle regole che dobbiamo osservare come da capitolato. Anastasia sta anche facendo rispettare la regole agli ospiti e questo può anche dare fastidio. Ha infastidito sicuramente due migranti giunti da Cona che mi risulta siano stati loro a sobillare gli altri per protestare al fine di avere l’abbonamento a Sky. Probabilmente a Cona», continua Patriarca, «erano abituati in un’altra maniera molto meno rigida. Per quanto riguarda l’abbonamento a Sky non se ne parla. Debbono ricordarsi che non sono qui come dei turisti in vacanza. Noi rispettiamo le regole e gli impegni imposti dal capitolato. Forniamo quello che dobbiamo fornire; anzi, in certi casi, anche di più. Ma non il superfluo. Non abbiamo alcuna intenzione di soddisfare richieste infantili. Ad esempio stiamo dando loro, anche se è materiale non previsto, delle biciclette, delle scarpe da calcio, attrezzature sportive esterne, l’assistenza sanitaria a pagamento». Su questo tema Patriarca sottolinea che «la Regione Veneto, contrariamente alle altre, non concede l’esenzione dal ticket per le cure sanitarie per i migranti alla pari dei non aventi reddito per cui le paghiamo noi come cooperativa. Non vogliono Anastasia», conclude Petrarca, «solo perché pretende il rispetto delle regole e, come sappiamo, chi detta delle condizioni non è sempre ben visto».

Ora che sappiamo il parere della cooperativa e dei suoi responsabili, che ad oggi 12 febbraio non sono state smentite nemmeno sui loro canali social, volevo riportare alcune questioni da valutare.

Islao Patriarca (nel pezzo della Gazzetta riportano male il cognome) è lo stesso che l’anno scorso presentò una denuncia contro ignoti per minacce e lanci di sassi contro una struttura sempre a Roncolevà gestita dalla sua cooperativa:

Il presidente della cooperativa Versoprobo di Vercelli, Islao Patriarca, ha presentato una denuncia per i fatti del 1° luglio a Roncolevà. La procura ha aperto un fascicolo contro ignoti. Patriarca racconta di minacce, lancio di sassi e insulti in occasione dell’arrivo dei richiedenti asilo nella casa della frazione veronese, a poche centinaia di metri da Castelbelforte.

Le attività della cooperativa Versoprobo hanno subito diversi affronti, come quello avvenuto il 20 gennaio 2018:

La notte di Capodanno alcuni sconosciuti hanno bruciato una casa della Cooperativa vercellese Versoprobo. La struttura si trova a Spinetoli, nell’ascolano.

Tornando indietro nel tempo scopriamo che venne ampiamente criticato anche sui Social:

Responsabile giovani PD e presidente Coop: “ruba” 2800€ al giorno per accogliere i profughi –
Islao Patriarca è il responsabile della coop Versoprobo, che a Novara gestisce il lucroso business dei profughi. Finti.
La coop Versoprobo si occupa per l’esattezza, nella sola Novara, di 80 profughi (dati prefettura). Il che significa 2.800 euro al giorno di incasso: quasi 1 milione di euro in un anno, per ospitare giovani fancazzisti afroasiatici.
La cosa interessante, ma ovviamente del tutto casuale, è che questo Islao Patriarca è stato anche il responsabile del gruppo giovanile vercellese del PD.
Durante una conferenza sull’accoglienza ha avvisato i razzisti che “a guadagnarci è il territorio”. Secondo noi, a guadagnarci è qualcun altro, a spese del territorio. Voi che dite?

Il 9 febbraio Daniela Santanché esprime solidarietà a Patriarca, ovviemente ponendo il timbro della campagna elettorale:

Piena solidarietà a Islao Patriarca, presidente della cooperativa. Se questa è la situazione, faremo di tutto per cambiarla.

Non è una vita facile quella delle cooperative che gestiscono l’accoglienza degli immigrati. Ci possono essere dei casi di attività illegali, poi denunciate anche grazie alle proteste dei migranti, così come ci possono essere anche attività corrette con migranti che protestano in maniera infantile per cose non necessarie. Fare di tutta l’erba un fascio e generalizzare, come purtroppo fanno in molti in diverse occasioni, è l’errore più grande che si possa compiere per comprendere una realtà. Resta il fatto che quando si è sbilanciati ideologicamente verso una percezione si tende ad attaccare le cooperative del settore e ad usare le loro vicende quando conviene. Per difenderci da ogni genere di propaganda bisogna innanzitutto a respirare prima di parlare, ragionare e imparare a distinguere, ma riconosco che per molti non è facile (soprattutto per chi crede che agli immigrati vengano dati 35 euro al giorno).

David Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.
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