Il video dell’uomo che voleva violentare una ragazza e come punizione gli attaccano una pietra nei testicoli.

[Ho chiesto agli utenti della mia pagina Facebook e Twitter un consiglio su come muovermi per la pubblicazione di questo articolo. Le immagini saranno debitamente censurate, mentre quelle in chiaro saranno linkate nella descrizione di ognuna – ATTENZIONE, IMMAGINI E VIDEO NON ADATTE AD UN PUBBLICO SENSIBILE]

Mi segnalano un video pubblicato via Facebook il 31 agosto 2017 da Carlo Basile:

[Link all’immagine non censurata]

Ecco perche’ vengono in Italia.. al paese loro li sistemano per le feste!! Condividete, merita!

Si tratta di una ripresa fatta con un cellulare allo schermo di un PC, dove l’autore parla di una presunta punizione per stupro:

Questo voleva violentare una ragazza e come punizione gli hanno attaccato una pietra ai coglioni. Guardalo bello, vai… Hai capito perché vengono qua?

Il video è stato probabilmente registrato inquadrando uno dei tanti pubblicati su Youtube, come quello del 28 luglio 2017 ritrovato grazie alla scritta presente in basso a sinistra dello stesso: “Pege: Dacwada Diinta“.

Video originale [link all’immagine non censurata]

Esaltati dalla tortura

Il video è tutt’ora online nel profilo Facebook di Carlo Basile, superando le 95 mila condivisioni e ottenendo oltre 3 milioni di visualizzazioni. Le reazioni degli utenti che hanno condiviso il video sono di approvazione e di gioia, mossi anche dai recenti casi di stupro avvenuti a Rimini da parte di stranieri:

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I video più datati e la localizzazione

Il 31 luglio 2017 venne pubblicato su Youtube e associato all’Uganda, mentre il 23 luglio venne collocato geograficamente nello Zambia:

[Link all’immagine non censurata]

The punishment for raping an under age girl in zambia is to have a rock hang from your testicles! Mzansi needs this don’t you think?

Nel video pubblicato il 22 luglio si sostiene che si tratti di una punizione nei confronti di un molestatore in Somalia. Lo troviamo caricato nel sito Miscopy.com il 21 luglio 2017, che a sua volta l’aveva prelevato dal sito Bestgore.com (osceno e sconsigliato ad un pubblico sensibile). La pubblicazione più datata riscontrata risale al 17 luglio 2017 su Liveleak.com, purtroppo senza alcun riferimento geografico.

Benché tutte le pubblicazioni riscontrate parlino di una punizione dovuta ad uno stupro, un dubbio è sorto in merito alla scritta presente nel video: “Pege: Dacwada Diinta“. Cercando online tali parole trovo riscontri in siti e pagine sulla religione musulmana come questa:

Call +252 63 3329785

Il numero presente riporta un prefisso telefonico internazionale corrispondente a quello della Somalia. Infatti, l’unica lingua che al momento ho riscontrato relativa alla scritta “Dacwada Diinta” è proprio il somalo, dove “Diinta” significa “religione” e non “stupro” o “adulterio“.

La scritta “Pege: Dacwada Diinta” e il riferimento religioso potrebbe farci pensare con una certa presunzione che il video sia stato girato in Somalia, paese di religione musulmana.

 

Il dubbio sul presunto stupro e il metodo di tortura

Tutte le pubblicazioni fanno riferimento ad una punizione dovuta ad uno stupro in paesi diversi. È chiaro che non si possa sostenere con certezza la veridicità di tale informazione senza avere di fronte la fonte primaria.

Considerandola valida, casi di torture sui genitali vengono riscontrati da rapporti dell’Human Rights Watch riguardo l’Uganda:

On February 17, 2005, Patrick W., a farmer near Cwero camp was arrested by soldiers. He had gone back to his old home outside the camp and built a fire break line around his house to protect his fruit trees, so that he could provide his family food to supplement the skimpy rations in the camp. The soldiers accused him of working for the rebels, caned him, and tied a rope around his testicles and pulled on it. Patrick W. fainted and was taken to nearby Cwero army barracks. He was released the next day and told never to go back to his home.

Risulta però strano il modo in cui s imostra la pietra “legata ai testicoli“. L’hanno legata con indosso i pantaloncini e senza che essi siano “alterati” dalla corda?

Link all’immagine non censurata

Guardando con attenzione la corda sarebbe legata per lo più alle cosce dell’uomo e ben distanti dalle parti intime:

[Link all’immagine non censurata]
La posizione della corda (evidenziata in rosso) rispetto alle parti intime
La tortura, considerando questi elementi, riguarderebbe gli arti superiori a partire dalla spalla, sottoponendoli ad una pressione contro il palo dovuta al peso del corpo aggiunto a quello della pietra. Una punizione simile venne descritta e riportata dalla BBC in un articolo del 2014 dal titolo “Nigeria ‘uses torture officers to extract confessions’“:

The officer questioned him, tied his hands and legs, passed a rod between them and elevated him from a perimeter wall. They poured water on him whenever he passed out. He was charged with murder, has since been freed on bail and is awaiting trial.

In pratica venivano legate le mani e i piedi, facendo poi passare un bastone tra di loro per poi alzarlo e torturarlo sfruttando il suo peso (nelle descrizioni si parla anche di presenza di sacchi di sabbia). Sono presenti anche altre testimonianze di torture in Eritrea dove le braccia e le spalle vengono sottoposte a dolorosissime pressioni che possono far perdere i sensi alla persona coinvolta (come sembra che avvenga verso la fine video).

 

Conclusioni

Visto quanto sopra riportato:

  • non avendo la fonte primaria non è possibile nemmeno risalire al luogo dell’accaduto;
  • non si può sostenere l’uomo venga torturato per un caso di stupro;
  • la pietra non sarebbe legata ai testicoli dell’uomo.

David Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall’età di 7 anni. Laureato presso l’Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.

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