Il caso Egomnia di Matteo Achilli e il film “The Startup” #EsciLUnicorno

I film attirano pubblico nelle sale del cinema, vendono biglietti e magari qualche pop corn accompagnato da una bibita gassata. La storia raccontata nel film può essere di pura fantasia oppure tratta da una storia vera, magari leggermente modificata per renderla più adatta al pubblico pagante, ma cosa succede se la “storia vera” non sta in piedi?

Il film in questione è “The Startup“, una sorta di “The Social Network” per intenderci, dove invece del noto fondatore di Facebook abbiamo un giovane italiano di nome Matteo Achilli che viene definito il “Zuckerberg italiano“. La sua società Egomnia, la “startup“, è stata ampiamente criticata da diversi osservatori del mondo della comunicazione, contrariamente a quanto hanno fatto le testate giornalistiche che di fatto ne hanno creato il mito nelle masse.

Vediamo cosa scrive Repubblica il 3 aprile 2017 riportando le parole del regista D’Alatri:

“Il film vuole essere anche un omaggio ad una generazione di ragazzi che si impegna in quello che fa – dice D’Alatri – sono la stragrande maggioranza che hanno una passione, che si impegnano nello sport, che vivono il sacrificio di far convivere tutto questo con la scuola.Vedere che Matteo Achilli a 24 anni ha messo in piedi una società con un fatturato di tutto rispetto e quasi venti dipendenti mi sembra forte. Condividere questa energia, di chi rimane nel paese, di chi non se ne va o non ha la possibilità andarsene mi sembrava importante. Come importante raccontare che “si può fare” anche in un paese, come il nostro, fondato sulle spinte”.

Un fatturato di tutto rispetto? Venti dipendenti?

Che cos’è Egomnia? Un sito per trovare lavoro, dove non conterebbe il CV e via dicendo. Non sto a raccontare tutto ciò che è (se volete leggete qua), ma mi rendo conto che per essere citato dalla BBC nel 2014 dovrebbe essere un “grosso” problema per concorrenti come Linkedin. Era il 2014 (se ne parlava già nel 2012), siamo nel 2017 e cosa è successo? A quanto pare ne è nato soltanto un film al cinema, perché i dati analizzati (sito, bilancio, statistiche online relative al traffico e via dicendo) non fanno neanche il solletico agli altri colossi del settore. Figuratevi che la pagina Facebook ha appena 19 mila “mi piace” rispetto ad altri operanti nel settore (Gi Group ne conta oltre 100 mila e la pagina è stata creata nel 2012), un pessimo risultato soprattutto se nel 2014 (tre anni fa) erano circa 14 mila.

Il sito Businessinsider.com ha pubblicato un articolo “distruttore” nei confronti di Egomnia e di Achilli, trattando ogni punto criticato in questi anni, come ad esempio il rapporto con Microsoft che dichiara quanto segue:

Egomnia è una delle startup incluse nel programma Microsoft BizSpark e grazie ad esso ha potuto usufruire gratuitamente della piattaforma cloud Microsoft Azure, oltre che di supporto in termini di formazione. Recentemente Egomnia è diventato un partner di Microsoft perchè ha sviluppato una soluzione integrata con Office 365 per la creazione di curricula con Word, opzione disponibile per diverse realtà. Microsoft ha aderito alla piattaforma Egomnia solo nel 2015 come beta tester, da allora non ha più utilizzato i suoi servizi HR e non può essere considerato un cliente.

Tra i vanti di Achilli ci sarebbe anche una medaglia conferita dal Presidente della Repubblica Napolitano, ma si scopre che ha ricevuto “soltanto” un’onorificenza del comune di S. Eufemia a Maiella con la dicitura “Repubblica italiana“.

Egomnia sponsor al Festival del Cinema di Venezia? Ecco cosa riporta l’articolo di Businessinsider.com:

Per esempio a nessun ufficio della Biennale di Venezia risulta che Egomnia sia stata Sponsor ufficiale del Festival Internazionale del cinema nel 2014 e 2015 come invece sostiene la società sul suo sito e in due video pubblicati sul canale youtube. Achilli ha ammesso di aver “acquistato da una società inglese, la Outdoor Revolution, che gestisce il maxischermo dietro il RedCarpet, degli spazi pubblicitari”: nessuna sponsorizzazione ufficiale, quindi perché Achilli, in realtà è un cliente che ha comprato dal concessionario degli spazi pubblicitari. Proprio come si fa in televisione.

A me queste cose fanno comprendere che qualcosa non vada, affatto. Per andare ancora più a fondo bisogna consultare il bilancio della società (che secondo Businessinsider.com non risulta nemmeno iscritta al registro delle imprese innovative e creato proprio nel 2012 per le vere Startup). I dati, per quella che dovrebbe essere un enorme successo planetario, rivelano un buco non da poco. Ecco una foto del bilancio dell’anno 2015 pubblicata da Wired:

Tratto da Wired

Mi sono procurato i bilanci della società tramite la Camera di Commercio competente, cosa che può fare chiunque spendendo un po’ di soldini, e confermo questi dati. Potete farlo anche voi, potevano farlo moltissimi giornalisti prima di parlare di azienda di successo.

Screenshot del bilancio in mio possesso

Fatturato di tutto rispetto? Si leggono oltre 300 mila euro nel 2015, ma il fatturato non conta così tanto se non ci sono utili considerevoli che dovremmo aspettarci da una società dai grandi numeri. Nel 2015, dopo anni di “successi“, vedere un utile di poco più di 5 mila euro non lo vedo un enorme successo.

Tutto sommato, questa Egomnia funziona si o no? In un articolo di Alessandro Palmisano c’è tutta una ricostruzione che vi invito a leggere, ma sta di fatto che qua si parla di soldi, di successo, di una “Startup” innovativa e vincente. Ripeto, se ne parla dal 2012 e nel 2017 ne è uscito soltanto un film, per il resto tutto è oscurato da una cortina di nebbia fitta che bisogna levare via e subito.

Matteo Achilli sa come comunicare, non c’è dubbio, riuscendo a far parlare di se su Rai3, Canale5, La7 e in due telegiornali come TG1 e TG3. Non solo, anche a TEDx e a Tech Crunch Italy e via dicendo.

Matteo Achilli in copertina

Bisogna attendere il 4 aprile 2017 per leggere un articolo sul IlSole24Ore dal bravo Antonio Simeone:

Ho scaricato la visura e il bilancio ottico di Egomnia, ho chiamato Stefano Capaccioli, commercialista e grande amico e mi sono fatto descrivere la situazione.

“Egomnia ha un capitale sociale di euro 10.000 interamente versato, con socio unico e amministratore unico (Matteo Achilli). La società è stata costituita nel 2012. Il patrimonio netto al 31 dicembre 2015 è di circa 44 euro e al 31 dicembre 2014 non aveva dipendenti, mentre al 31 dicembre 2015 ha come costo per il personale dipendente (assunto) 11.543 euro”. E cha continuato: “ Egomnia ha ricavi per circa 314.000 euro con 266.000 euro di costi per servizi. I ricavi sono aumentati da 213.000 a 314.000 euro tra il 2014 e 2015.

Conclusione:”La società ha crediti verso clienti per 85.000 euro e debiti in aumento, verso fornitori per 67.000 euro, soci conto finanziamento per 13.000 euro e debiti tributari per 24.000 euro. Fino al 2015 la società è in sostanziale pareggio. Prima di concludere mi fa: “Ti dico che il sito non ha neanche la partita IVA”.

Una società di successo che però effettua una raccolta fondi online dove il primo “finanziatore” risulterebbe lo stesso Achilli con 5 dollari (nota: per chi dona 250 dollari può parlare con lui via Skype, per chi dona 1000 può mangiare insieme a lui):

Offerte dalla Rete, tra cui anche una “trollata”

Dati errati? Gonfiature? Lui stesso ha ammesso di aver esagerato qualche numero. Lo possiamo leggere in un’intervista rilasciata a Startupitalia il 9 agosto 2014:

Ti hanno già inserito tra i futuri miliardari, eppure i fatturati a sei zeri sono ancora lontani. Hanno esagerato?

No, hanno valutato le mie idee, il nuovo modello di Egomnia, ma tutti possono sbagliare. Anche i giornalisti. Egomnia non è lontana da fatturati milionari, abbiamo avuto 24 mesi con numeri importanti e adesso sono pronto per il salto di qualità.

La BBC ha detto che fatturi più di mezzo milione. Stessa cifra l’hai detta al Corriere un anno fa. Ma bilancio 2013 dice che hai fatturato la metà.

E’ vero, ho sbagliato, sono stato impreciso. Però pensavo di chiudere già i primi sei mesi con un fatturato di mezzo milione nel 2013, ma alcuni contratti non sono andati bene.

Non pensi di farti male gonfiando i numeri?

Ho commesso alcuni errori parlando coi media. Ma ho solo 22 anni, ho iniziato la mia avventura a 19 e da solo ho creato un’azienda che dà lavoro a diversi ragazzi della mia età. Dovrei ricevere fiumi di applausi invece che critiche.

Però nei documenti ufficiali non risultano costi del personale, né dipendenti.

I nostri dipendenti sono in body rental, ecco perché non risultano. Ma con me assicuro che lavorano almeno 2 persone e stiamo per assumerne un terzo. Non ho mai detto di averne di più.

Sul “body rental” se ne parlava già nel 2013 in un’intervista a Linkiesta.it:

Formalmente Egomnia ha un solo dipendente. Gli altri 20 lavorano tramite body rental, che significa che pago i dipendenti dell’azienda che mi fornisce il servizio. Speriamo in futuro di poter fare nuove assunzioni.

l problema è che se davvero avesse fatto successo gli assunti, a rigor di logica, dovrebbero essere di più. Inoltre, leggendo i bilanci della società si evidenzia che i pagamenti nei confronti dei dipendenti sono molto bassi. Sul tema è stato incalzato (scusate il gioco di parole) da Marco Camisani Calzolari attraverso uno dei suoi tanti video, ma la risposta del “mito italiano” è arrivata dal suo legale.

Il post di Marco

Detto questo, ed è tanto, Matteo Achilli dovrebbe accettare (se ne ha il coraggio) l’invito fattogli dallo stesso Marco Camisani Calzolari e lasciarsi intervistare da lui o ad accettare un confronto, non c’è niente di male. Penso che non abbia problemi di discutere di fronte ad una platea di persone, visti i suoi interventi pubblici. Magari lo “asfalta“, anche se la vedo dura di fronte ai numeri diffusi in questi anni (si, cari giornalisti, anni!!!). Dai Matteo, #EsciLUnicorno (nota: nessun riferimento sessuale, grazie).

Ecco il post di Marco:

Cari amici, ho ricevuto una diffida dall’avvocato di Matteo Achilli di Egomnia in cui mi chiede di rimuovere il video in cui dico la verità che per qualche strano motivo é capovolta dai giornali che invece pubblicano la post-verità in copertina.

Mi intima/diffida e mi chiede immediata disdetta per cui dovrei smentire le “asserzioni recate nel video”.

Putroppo la mia religione me lo vieta…
Ma soprattutto il rispetto per chi lavora davvero nel digitale seriamente!

Anzi…

Caro Matteo Achilli,
io ti adoro più di quanto tu immagini. Sei il più grande troll mediatico che io abbia mai visto, e ti prego prendilo come un complimento perché conosco i media e qualche hacking mediatico è andato in porto anche a me (nel mio caso basato su fatti reali). So quindi riconoscere il talento.

Tuttavia avresti dovuto accontentarti di quell’articolo della BBC, che inavvertitatemente aveva preso per buone le tue affermazioni, riportate da alcuna stampa italiana, senza verificare. Poi andare all’estero, dove sarebbe diventato difficile confutare il passato e sfruttare quella straordinaria popolarità che avevi ottenuto.
Invece non ti è bastato…

Göbbels, uno dei più importanti gerarchi nazisti e hacker dei media sosteneva: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”

Evidentemente alcuni media italiani sono così poco vicini al digitale, e ne conoscono poco le relative dinamiche complesse che scrivono senza verificare e si innamorano dello stereotipo che piace tanto agli storyteller, per cui così come in Wargames, il ragazzino smanettone con due click conquista il mondo.

Ma questo è successo nel 2012 quando Panorama Economy ti definiva lo Zuckerberg italiano probabilmente sulla base del tuo aspetto fisico in quando a numeri eri assolutamente non rappresentativo, ma come sappiamo entrambi sono pochi i giornalisti italiani in grado di capire e verificare.

Tornando a noi, siccome mi chiedi di togliere il video e di rettificare, lo faccio volentieri in quanto effettivamente nel video non sono stato molto esaustivo, per cui, per il bene di tutte le startup che in Italia sudano dal mattino alla sara per fare utenti veri, utili veri, e dare da lavorare a dipendenti veri, ecco qualche dato vero, che ti invito a confutare nel caso in cui non fosse vero:

– nel 2014 alla BBC hai dichiarato di avere un fatturato di 500.000 Euro quando nel bilancio del 2014 da bilancio risultavano 213.000 Euro e nel 2015 debiti in aumento verso fornitori per 67.000 euro, soci conto finanziamento per 13.000 euro

– Dal bilancio si evince che hai un utile netto di 5.500 euro e debiti per 120.000 Euro…

– Affermi di avere 20 dipendenti ma, sempre da bilancio, il costo del personale risulta di 12.000 Euro / anno! Ovvero un costo aziendale di 600 euro all’anno a dipendente! Incongruenze che nemmeno Wanna Marchi oserebbe presentare.

– Certo, una startup non si valuta attraverso il fatturato o gli utili, ma per la traction che genera, ovvero il traffico e gli utenti che riesce a generare. Bene, Alexa dice che i tuoi numeri sono bassissimi, enormemente al di sotto si qualsiasi piccola startup, soprattutto alla luce dell’enorme visibilità che hai avuto dai media. Per approfondire Alessandro Palmisano ha fatto un bel post in cui si evince che la tua piattaforma è “fondamentalmente disabitata”. Per chi non lo avesse letto eccolo: http://www.palmisano.biz/…/egomnia-la-recensione-che-nessu…/

– Hai detto di essere stato premiato con una medaglia d’oro dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, ma non trovo alcuna evidenza.

– Racconti questa storia dal 2012, siamo nel 2017, sono passati 5 anni, ormai non dovrebbe essere più una startup ma una realtà consolidata. Eppure continuano a non esserci né traffico, né utili. Ci sono solo articoli che ti descrivono come lo Zuckerberg italiano solo perché per ignoranza lo hanno copiato da altre testate, e così via.

– Hai pubblicato questo cartone animato in cui ti racconti per quello che non sei https://www.youtube.com/watch?v=abEFS53H0gM

– È uscito un film che parla della tua storia, come se fosse vera, come se un successo ci fosse davvero. Ma a parte il genio capace di raccontarla ai media, quale vero successo c’è dietro? La puoi dar da bere ad alcuni giornalisti che confondono il web con Internet, ma sappi che ci sono migliaia di persone che lavorano seriamente in questo settore e che sanno distinguere un sito morto da uno vivo.

– Anche al Sole 24 Ore è venuto più di qualche dubbio:http://www.econopoly.ilsole24ore.com/…/per-fare-una-startu…/

– Qui è dove sostieni di valere un miliardo di Euro e ti definisci “il primo portale italiano d’incontro domanda-offerta di lavoro per numero di iscritti e aziende aderenti” 🙂https://drive.google.com/…/0B1WjJB9va_79VXNaSlplcmpjQTA/view

In sostanza, caro Matteo, non é per cattiveria né per invidia, é che la storia che hai raccontato, e che hanno raccontato i media, semplicemente non è vera.
Purtroppo non è davvero una bella storia italiana di successo, ma al contrario il veleno per qualunque giovane che si fa un culo così dal mattino alla sera per fare traffico vero, utenti veri, fatturato vero e per pagare gli stipendi di dipendenti veri! Nonostante la burocrazia, una tassazione vergognosa e uno stato poco amico.

Se invece le cose non sono come dici, procedi pure con la querela. Se vincerai avrai trovato finalmente un modello di business per Egomnia. Sarà anche un’occasione per far valutare a un giudice le tue affermazioni in termini di numeri e fatturato… Sappi che sono un cittadino inglese che vive in inghilterra, e che se quello che sostengo fosse pura verità, una settimana di spese di un avvocato qui a Londra superano i 15.000 Euro di utili annuali di Egomnia.

Un abbraccio
Marco Camisani Calzolari

Vi lascio al video di Matteo Flora dal titolo “Egomnia: nascita (e caduta) di un mito…”:

David Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall’età di 7 anni. Laureato presso l’Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.

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