DISINFORMAZIONE La foto scorretta di Repubblica sulla Siria e la prigione di Saydnaya

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Quante volte mi sono lamentato dell’uso scorretto delle fotografie da parte di siti, blog e testate giornalistiche? Ormai ho perso il conto, e se non sbaglio di recente era capitato con L’Unità e le famose buche romane. In passato c’è stato addirittura chi, con una supponenza e maleducazione (tipica di certi polarizzati), per difendersi dalle critiche sosteneva che Google Images non poteva mentire quando si cercavano le foto di vittime cristiane uccise in un determinato paese del Medio Oriente per mano dei musulmani. Già, tanta supponenza e tanta ignoranza sul come funziona un motore di ricerca.

Quante volte ci ricordiamo di un fatto guardando un’immagine? Le fotografie ci aiutano a collegare una storia con la nostra memoria visiva, un loro uso scorretto è giustamente criticabile perché può portare a fraintendimenti e soprattutto possono snaturare la realtà vissuta dai protagonisti ritratti in esse (immaginate che sia un ulteriore schiaffo nei loro confronti).

Il 7 febbraio 2017 viene pubblicato un articolo su Repubblica.it dal titolo “Siria, la campagna segreta di impiccagioni di massa nella prigione di Saydnaya” che riporta quanto segue:

ROMA – Uno sconvolgente rapporto diffuso oggi da Amnesty International ha rivelato come dal 2011 al 2015 il governo siriano abbia portato avanti una campagna pianificata di esecuzioni extragiudiziali mediante impiccagioni di massa all’interno della prigione di Saydnaya. Durante quel periodo, a cadenza settimanale, ma spesso due volte a settimana, gruppi costituiti anche da 50 detenuti sono stati presi dalle loro celle e impiccati. In cinque anni le vittime di queste impiccagioni segrete sono state circa 13.000, per lo più civili sospettati di essere oppositori.

Veniamo alla foto utilizzata dalla testata giornalistica italiana:

L’articolo di Repubblica con la foto sbagliata

Si tratta di un fotogramma tratto molto probabilmente da un video pubblicato su LiveLeak nel 2014 dal titolo “FSA/Al nusra terrorists executing syrian soldiers“:

Il video pubblicato su LiveLeak nel 2014

La foto non riguarda e non è collegabile a uccisioni di massa nelle prigioni siriane, bensì di membri di Al Nusra (da notare la bandiera) mentre uccidono quelli che sarebbero militari dell’esercito siriano.

In questo fotogramma è visibile la bandiera di Al Nusra

Il problema per Repubblica e per tutte le testate giornalistiche che commettono questo errore? Che gli utenti, notando l’errore o facendoglielo notare, non vanno oltre e non leggono più il testo, considerando tutto come una bufala. Il tutto rendendo vano il lavoro svolto da Amnesty.

L’uso scorretto delle foto è assai noto in certi siti come Voxnews, tanto che la stessa immagine venne utilizzata per un articolo del 20 marzo 2014 dal titolo “Siria: straziante esecuzione di cristiani, inginocchiati e giustiziati a colpi di pistola in testa – Video shock“. Nell’articolo, fin dal titolo, si parla di cristiani, ma il video linkato su Liveleak non riporta alcun riferimento alla religione degli uomini giustiziati:

** GRAPHIC** ** Volume warning And brutal Execution** 18+….FSA/Al nusra terrorists executing syrian soldiers
Part of channel(s): Syria (current event)
these syrian soldiers were guarding al kindi hospital in Aleppo,….A suicide bomber blew himself up in the hospital….some of the soldiers were taken captives by the free syrian army and alnusra front… the soldiers are being executed as you see in this video.
This video is not being uploaded to glorify the crime, it is being uploaded to document the crimes committed by the terrorist organisations in syria.
Video is posted on al nusra facebook page and FSA youtube channel …It was posted on 15 march 2014…..
video of the suicide bombing that took place in al kindi hospital in Aleppo in dec 2013 http://liveleak.com/view?i=93a_1387…

Erano cristiani nella fantasia del gestore del sito, il quale è ben consapevole di usare in maniera strumentale le morti delle persone (per lui non contano niente, è evidente) per attirare visitatori (per monetizzare) e simpatizzanti alla sua causa politica.

L’uso scorretto della foto da parte di Voxnews nel 2014

David Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.
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