Che senso ha parlare di quorum se la disinformazione è nella testa dei votanti?

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Lasciate perdere tutti la vostra ideologia politica durante la lettura di questo articolo, cercate di ragionare su quanto sta accadendo perché questo ragionamento vale per questo referendum e per tutti i prossimi che dovremmo affrontare in futuro.

Dopo il referendum del 17 aprile si parla tanto di astensionismo e di quorum. C’è chi vorrebbe eliminare quest’ultimo, sostenendo che a decidere dovrebbero essere i cittadini che sono andati effettivamente a votare come avviene in altri Paesi come la Svizzera. Siamo sicuri che il problema siano proprio l’astensionismo e il quorum?

Durante la puntata di Piazzapulita del 18 aprile 2016, a partire dal minuto 31:37 del video online, mostrano un sondaggio svolto da Index Research con le motivazioni del voto del recente referendum. Ecco come hanno riposto i cittadini al sondaggio:

index-la7-piazzapulita

Nei giorni precedenti al voto e immediatamente dopo lo stesso avevo commentato ad alcuni miei amici e contatti che, leggendo numerosi commenti e discussioni su Facebook e nella “vita reale”, il referendum veniva percepito come un voto politico piuttosto che sul merito del quesito posto. Il sondaggio, purtroppo e mi dispiace, confermerebbe questa mia idea: il 56% ha votato contro Renzi e il suo governo.

Il referendum non è un voto “politico”, non stiamo parlando di un elezione comunale, provinciale, regionale, nazionale o europea, ma attraverso di esso si ha la sacrosanta possibilità di decidere direttamente su una legge e porre con il voto popolare l’abrogazione o meno della parte interessata nel quesito.

Non si sta prendendo sul serio il quesito referendario e questo è un grosso problema, siccome va contro ogni senso civico. Potremmo anche parlare di quorum, di Svizzera, ma se non c’è un voto consapevole sull’argomento i referendum risultano soltanto inutili e dannosi. Se i cittadini vogliono un referendum sull’operato generale del governo allora introduciamo in Italia i cosiddetti “Recall election“, ma votare con la motivazione posta dal 56% dei partecipanti al sondaggio è veramente deprimente.

Penso a quelli, come me, che si sono impegnati per spiegare il quesito e cosa si andava a votare realmente. Penso agli ambientalisti che, di fronte a questo sondaggio, saranno delusi dopo il tanto impegno e tempo speso per far valere le loro ragioni. Penso a quel 56% che non ha capito niente e che mi preoccupa in vista di un prossimo referendum.

In questo referendum ha vinto la disinformazione e la politica, non il buon senso. Staremo a vedere cosa succederà nel prossimo.

David Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.
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