Siria: condividere immagini false aiuta e fomenta la guerra. Il video risposta a Roberto Saviano.

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Il 26 marzo 2018 il canale Youtube di PandoraTV pubblica un video molto curioso riguardo all’uso e la diffusione di immagini false sul conflitto siriano. Solo dopo averlo visionato per intero comprendo che si tratta di una “risposta” all’intervento di Roberto Saviano del 25 marzo.

Gas usati per ammazzare bambini. E, salvo qualche veloce servizio ai Tg, qualche raro commento, tutto tace. In Siria da 7 anni si vive sotto assedio. A pagare il prezzo più alto è la popolazione civile, e soprattutto i bambini. https://www.facebook.com/RobertoSaviano……

Il video di PandoraTV inizia con questa riflessione:

Le immagini della Siria ti commuovono e ti indignano?

Certo, e ti fanno condividere quelle immagini per aiutare questi poveri bambini?

Fermati.

Ti stanno prendendo in giro.

Sono i servizi segreti e i media.

Un’introduzione interessante, condivisibile in un certo senso, ma il problema giunge quando vengono riportati alcuni esempi a sostegno del tutto.

 

Il bambino che dorme tra le tombe dei suoi genitori

Partiamo dal primo caso preso in esame nel video:

Lo vedi questo bambino che dorme tra le tombe dei suoi genitori?

Ti commuove?

Ma è tutto falso.

Questo bambino ha avuto 20 dollari per posare in questa foto, il fotoreporter ha venduto questa immagine ai media per migliaia di dollari.

Questa è la realtà.

È una trappola.

Non caderci.

L’autore è il fotografo saudita Abdul Aziz Al Otaibi, il quale le aveva pubblicate il 3 gennaio e il 7 gennaio 2014 su Instagram senza però fare alcun riferimento alla Siria:

La foto pubblicata il 3 gennaio 2014 senza riferimenti alla Siria
Le foto pubblicate il 7 gennaio 2014

Solo dopo la pubblicazione vennero riprese da profili social e siti in maniera scorretta associandole alla Siria.

Al Otaibi, in un’intervista pubblicata il 17 gennaio 2014 dal sito Beirut.com, criticò chiaramente l’uso strumentale dei suoi scatti:

“I’ve previously talked about domestic violence and my nephew (the boy in the picture) was the main subject of that picture as well. It’s absurd how people can easily be manipulated without going back to the source and the facts,” Al-Atibi says.

Come da lui stesso spiegato, le foto riguardavano un tema di tipo familiare, nulla a che vedere con il conflitto armato e le sue conseguenze.

Per cercare di contrastare la diffusione scorretta, il 16 gennaio 2014 pubblicò la foto del “da dietro le quinte” mostrando il bambino (suo nipote Ibrahem) allegro e sorridente:

La foto del cugino per mostrare il “dietro le quinte”

La ricerca della fonte iniziò il 16 gennaio 2014 su Reddit e negli stessi giorni circolò la smentita su Buzzfeed e l’Indipendent (in Italia ci pensò Giornalettismo), ma anche da siti come Imediaethics.org e Stopfake.

La foto era fin dal 3 gennaio 2014 pubblica, disponibile a tutti in forma gratuita e con altri intenti, ma soltanto nelle settimane successive divenne virale a causa di un account Twitter saudita di nome @americanbadu che ne pretese l’associazione con la Siria. Lo stesso fotografo intervenne criticando la condivisione del leader dell’opposizione siriana Ahmed Jarba, il quale cancellò il tweet scorretto dopo appena 30 minuti.

 

L’uomo che sfugge dalla guerra in Siria con moglie e figlio

Il secondo caso riguarda una presunta famiglia “in fuga“:

Quest’uomo che fugge dalla guerra con sua moglie e suo figlio è davvero struggente.

Non è così?

Ma è un photoshop. Hanno modificato lo sfondo.

Ad aver diffuso quell’immagine è stata la testata austriaca Kronen Zeitung nella versione cartacea del 28 luglio 2012. Parliamo di una testata definita come populista, di estrema destra, razzista e antisemita, la stessa che ha riportato in questi giorni la storia della musulmana che in ospedale avrebbe impedito il padre di una ragazza di starle accanto.

A smascherare il tutto furono gli utenti di Reddit e il riassunto della storia venne riportato in un articolo del 9 ottobre 2012 del sito Imediaethics.org. La foto della famiglia era realmente scattata in Siria il 26 luglio 2012 e pubblicata nel sito dell’European Pressphoto Agency con la seguente descrizione (nota: qui sotto riporto un salvataggio da Web Archive del link condiviso dall’articolo di Imediaethics.org):

epa03318500 A Syrian family flee the violence near Aleppo, Syria, 26 July 2012. According to media reports, Syrian rebels and government forces on 26 July 2012 fought fierce battles for control of Syria’s two largest cities of Damascus and Aleppo, opposition activists said. EPA/SINAN GUL/ANADOLU AGENCY TURKEY OUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES/NO ARCHIVES

Trovo riscontro anche nel sito Vosizneias.com:

A Syrian family flee the violence near Aleppo, Syria, 26 July 2012. According to media reports, Syrian rebels and government forces on 26 July 2012 fought fierce battles for control of Syria’s two largest cities of Damascus and Aleppo, opposition activists said.

La foto dello sfondo venne pubblicata dalla BBC in una galleria fotografica del 27 luglio 2012:

Dunque, nella descrizione riportata dall’autore della foto originale si ritiene che la famiglia sia davvero “in fuga” da Aleppo a causa del conflitto in corso, ma ad esasperare e a rendere il tutto più scenico, in maniera scorretta senza neppure specificarlo (sarebbe stato il minimo), è stato il fotomontaggio della testata austriaca abituata a stratagemmi mediatici del genere (altri esempi vengono riportati dal sito Kobuk.at nel 2013).

 

La foto del bambino ferito e traumatizzato

Il terzo caso che ho riscontrato riguarda una foto molto famosa, quella del bambino siriano sul sedile arancione:

Non è tremendo vedere questo bambino ferito e traumatizzato?

Ma il bambino non era neppure ferito. Eccolo mezz’ora dopo in braccio al padre.

Un grosso errore da parte degli autori del video. Sostenere che la foto del bambino in braccio al padre sia stata scattata “mezz’ora” dopo è veramente scorretto. La foto sul sedile arancione venne scattata nel 2016, mentre la seconda riguarda un’intervista rilasciata dal padre alla televisione siriana un anno dopo.

Omran, il bambino nella foto, venne estratto dalle macerie di casa sua insieme alla sua famiglia, la quale dovette poi affrontare il lutto per la scomparsa del fratello maggiore. Il padre raccontò alle telecamere di aver ricevuto offerte in denaro dai ribelli per rilasciare interviste contro il governo siriano, ma lui si rifiutò.

 

Il video “fake” dei caschi bianchi

Arriviamo poi ad un video che conosco molto bene:

Ci sono organizzazioni che diffondono queste false immagini e ricevono milioni di dollari in cambio.

Ricordati sempre, d’ora in poi, che ogni immagine può essere falsificata. Non credere a prima vista a ciò che ti mostrano.

Ecco un ferito sotto le macerie. Sta morendo. Ma dopo 5 minuti (quelli del video) sorride mentre si fa un selfie (nota che i suoi salvatori hanno un casco bianco).

Quando vedi un caso bianco in Siria, sappi che è il segnale dei mercenari.

Non viene riportata la vera storia di quel video, tra l’altro tagliato in quello pubblicato da PandoraTV. Mancava tutta la messa in scena per comprendere che si trattava del “Mannequin Challenge“,  la “moda del momento” lanciata negli Stati Uniti a novembre 2016 per poi diffondersi poi in tutto il mondo (ne parlò un articolo de Il Post, che lo definì “cosa-buffa-da-fare-sui-social-network“).

La storia del presunto fake venne diffusa anche da SocialTV Network (ne parlo qui). In questo video cercai di spiegare in maniera ironica di cosa si trattava:

 

La bambina truccata

Passiamo ora al make up:

Un professionista del make up trucca una bambina. La foto sarà venduta per mostrare le conseguenze di un bombardamento.

Per i media del mondo intero questa foto varrà migliaia di dollari.

Mi occupai di queste foto in un articolo del 2016 in seguito a quello pubblicato da Russia-insider dove si fa riferimento alle immagini di make-up con l’Iran. La foto in basso a destra raffigurante la bambina “morta” venne riportata il 26 marzo 2015 dalla iraniana “Fars News Agency” attribuendola a bombardamenti sauditi nello Yemen:

farsnews

Saudi War Crimes against Yemeni Civilians

TEHRAN (FNA)- At 00:00 local time on March 26, Saudi Arabia and its allied countries launched a military operation involving airstrikes in Yemen which have killed scores of civilians so far. [PHOTOS]

Stesso discorso per altri siti e agenzie, come l’iraniano Shomanews.com e il libanese Alahednews.com.lb. Successivamente vennero associate alla Siria a causa di un errore commesso da Al-Jazeera e aspramente contestato via Twitter (come riporta il network iraniano Irinn.ir).

Tuttavia, le foto vennero diffuse ben prima, come possiamo vedere dal post Facebook del 26 febbraio 2015 di una pagina Facebook libica che però non riporta riferimenti geografici:

Il post di febbraio 2015 della pagina libica.

È grazie a questo post che riesco a rintracciare l’origine della disinformazione! A destra dell’immagine diffusa dalla pagina Facebook troviamo il post del 25 febbraio 2015 di Amal Bayou, politica libica impegnata durante le elezioni di Benghazi nel 2012:

Il post di Amal con la foto della bambina.

Secondo Amal, la bambina sarebbe stata uccisa a Tripoli, ma sia nei commenti al post (buona parte dei commenti riporta un link ad un profilo sospeso) che tramite pagine Facebook libiche viene criticata:

La pagina libica che contestò Alma

In tutta questa storia notiamo una serie di foto già note al popolo libico, usate da un personaggio politico locale, per poi vederle usate in Iran per criticare l’Arabia Saudita e i bombardamenti nello Yemen ed infine, per colpa di Al-Jazeera, vederle associate ad una presunta opera degli antigovernativi siriani (o addirittura degli americani). In tutti i casi usate scorrettamente.

 

Conclusioni

Ritengo interessanti le parole riportate verso la fine del video:

Questa è la realtà. Non farti prendere in giro. Apri gli occhi. Non fidarti di quello che arriva sul tuo computer.

Il video si conclude con un messaggio a Roberto Saviano:

Risposta a Roberto Saviano:

Chi condivide immagini false aiuta e fomenta la guerra

Alla luce di quanto riportato mi trovo d’accordo:

  • sulla questione che non bisogna fidarsi di tutto ciò che “arriva sul tuo computer“;
  • sulla questione che chi condivide immagini false aiuta e fomenta la guerra.

Grazie per l’attenzione.

David Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.
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