L’immunità di gregge e il caso Cina: davvero il 99% di copertura non serve a niente?

Alla ricerca di conferme che diano forza alla propria ideologia e propaganda certe persone sono in grado di fornire non solo un’informazione scorretta, ma evitano di approfondire perché si fermano alla “conferma” (appunto). Facciamo l’esempio della pagina Facebook “Autismo e vaccini” e il post del 6 luglio 2017:

Il fallimento vaccinale e dell’immunità di gregge. In Cina nella provincia del Zhejiang si ha una copertura per il trivalente MPR o MMR sopra il 99% ma non riescono ad eradicare il morbilo. Si tratta di uno studio scientifico che dimostra come la immunità di gregge è solo una chimera, una favoletta per vaccinare ogni persona dalla nascita fino alla morte. Per cui riflettete gente….credete ancora al ciucco che vola?
fonte
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3930734/

Citano uno studio pubblicato nel 2014 su un caso già trattato nel 2015 dal sito Vaccinarsi.org nell’articolo dal titolo “Focolai di morbillo tra vaccinati? Quando i conti sulle coperture non tornano…“:

Un recente studio, condotto in Cina, e pubblicato sulla rivista Bmc Infectious Diseases, ha provato spiegare perché, nonostante il vaccino contro il morbillo sia offerto a tutti i bambini dal 2006 (la prima dose a otto mesi, la seconda entro i due anni), ci siano ancora focolai epidemici. Questi si verificano soprattutto nelle regioni rurali.

Ad esempio, nel 2013, nella provincia dello Hu Nan, si sono riportati 215 casi di morbillo, in bambini con meno di tre anni: eppure le autorità sanitarie della zona avevano dichiarato coperture vaccinali del 98 per cento.

Per quanto un quinto dei bambini ammalati avesse ricevuto solo una dose di vaccino, coperture così elevate dovrebbero comunque garantire, grazie alla “immunità di gruppo”, protezione anche ai bambini troppo piccoli per completare il ciclo vaccinale.

Lo studio è quindi andato a ricalcolare le coperture vaccinali, facendo particolare attenzione alla popolazione di riferimento (il denominatore) su cui fare la proporzione corretta. I ricercatori sono partiti dai familiari e da quanti vivevano a contatto con i malati, utilizzando i registri anagrafici delle prefetture e i registri clinici degli ospedali della provincia. Hanno inoltre effettuato interviste e una raccolta di campioni di sangue per valutare il titolo anticorpale contro il morbillo (ovvero se erano presenti anticorpi in quantità sufficiente a dare protezione).

Lo studio ha valutato la popolazione più giovane (da 9 mesi ai 15 anni), e in tutti i casi le percentuali di copertura si sono rivelate inferiori rispetto all’obiettivo ottimale per il morbillo (90 per cento). In particolare, i livelli calavano molto confrontando la prima e la seconda dose del vaccino (dal 99 per cento fino al 75 per cento), ovvero tra i 2 e i 4 anni, quando la seconda dose dovrebbe già essere stata somministrata. Questo dimostra una volta in più quanto sia importante ricevere entrambe le dosi per proteggersi efficacemente.

«Raccomandiamo di rivedere e valutare i metodi per stimare i livelli di vaccinazione riportati ufficialmente – concludono gli autori dello studio – La diffusione del morbillo era infatti dovuta a una bassa copertura della vaccinazione di routine, in contrasto con gli alti livelli riportati prima dell’epidemia».

Ora, sarebbe interessante che chi condivide lo studio del 2014 riporti ad esempio le conclusioni:

Conclusions

A timely two-dose MMR vaccination schedule is recommended, with the first dose at 8 months and the second dose at 18–24 months. An MR vaccination speed-up campaign may be necessary for elder adolescents and young adults, particularly young females.

Avete presente che nel calendario vaccinale ci sono anche i richiami? Ne siete consapevoli? Già nel 2014 si parlava del problema della mancata seconda dose:

ROMA. Richiamo per il vaccino contro il morbillo? Per molti genitori non è necessario e i dati nazionali sulla copertura vaccinale per la seconda dose di vaccino sono incompleti e, laddove disponibili, mostrano percentuali inferiori alla prima. Eppure l’8% dei contagiati tra il 1 luglio 2013 e 30 giugno 2014 in Europa, lo è stato perchè ha effettuato una sola dose di vaccino. È l’allarme che arriva da Susanna Esposito, presidente della Commissione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l’eliminazione di morbillo e rosolia, intervenuta al Congresso Nazionale SIRP (Società Italiana di Ricerca Pediatrica) in corso a Chieti. La vaccinazione trivalente contro morbillo-parotite-rosolia è stata inclusa nel 1999 nel calendario nazionale delle vaccinazioni raccomandate, ma l’adesione non raggiunge gli obiettivi previsti. Sulla prima dose di vaccino, «abbiamo coperture pari all’88%, ben al di sotto dei valori superiori al 95% richiesti dall’OMS. E la percentuale scende ancor di più per la seconda dose, per cui i dati disponibili mostrano coperture di circa l’83%», sottolinea Esposito. In base a quelli relativi al 2011 e diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, solo il 28% delle Asl italiane aveva raggiunto l’obiettivo di copertura per la prima dose e meno del 5% per la seconda.

Una storia simile e particolarmente collegata viene trattata anche dai colleghi di Butac in merito al caso della Mongolia, dove una pagina Facebook chiamata “Medicina in piccole dosi” aveva diffuso un articolo che di fatto disinformava i lettori. Ricordo il suo gestore, era lo stesso che parlava della condanna di Wakefield e dei suoi collaboratori scagionati dalle accuse: trovate qui il mio articolo a riguardo.

David Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall’età di 7 anni. Laureato presso l’Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.

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