Perché non sono d’accordo con la lettera di un papà contro i compiti per le vacanze

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Di recente si è parlato della famosa lettera di un papà contro i compiti delle vacanze. Lui si chiama Marino Peiretti e a parlarne è stato l’Huffingtonpost il 13 settembre 2016 in un lungo articolo:

“Lunghe gite in bici, vita di campeggio, gestione della casa e della cucina” si legge nella lettera, pubblicata su fb e subito diventata virale. Questa non è la prima volta, già l’hanno scorso una lettera simile era arrivata agli insegnanti di Mattia.

Dopo aver letto ricerche di psicologi e docenti, Marino e la mamma di Mattia, Ilaria, hanno deciso che la scelta migliore fosse quella di lasciare il figlio libero di non fare i compiti per le vacanze, per fargli staccare la spina: “Non è una scelta distratta o superficiale: in questo modo Mattia arriva all’inizio del nuovo anno scolastico più fresco e riposato”.
Marino fa parte del gruppo su Facebook “Basta Compiti“, che da anni preme per far eliminare i compiti delle vacanze anche attraverso il loro sito.

Prima di ricominciare le lezioni, il bambino ripassa tutte le cose fatte durante l’anno, cosi che non arrivi impreparato. E sopratutto, è importante che non fraintenda la scelta dei genitori prendendo sotto gamba la scuola. Il rischio non c’è, perché Mattia è molto responsabile per la sua età, ma il “discorsetto” è stato fatto comunque.

“L’ho preso da parte e gli ho detto che, visto che quest’anno ci sono gli esami di terza media, deve darsi da fare, comportarsi bene e fare del suo meglio. Se poi gli esami non andassero bene, capita. L’importante è che lui prenda la scuola seriamente e con impegno”.

Ecco il post con la lettera dell’undici settembre 2016 pubblicata nel profilo Facebook di Marino Peiretti:

Marino: "Mattia si presenterà, domani, a scuola con questa"
Marino: “Mattia si presenterà, domani, a scuola con questa”

Ecco il testo della lettera:

Buongiorno, mi chiamo Marino Peiretti e sono il papà di Mattia. Voglio informarvi che, come ogni anno, mio figlio non ha svolto i compiti estivi.

Abbiamo fatto molte cose durante l’estate. Lunghe gite in bici, vita di campeggio, gestione della casa e della cucina. Abbiamo costruito la sua nuova scrivania e l’ho aiutato, sponsorizzandolo e ascoltandolo nel suo interesse primario: programmazione ed elettronica. Ha effettuato notevoli progressi.

Sempre convinto del fatto che i compiti estivi siano deleteri, non ho mai visto professionisti seri portarsi il lavoro in vacanza, anzi. Voi avete nove mesi per insegnargli nozioni e cultura, io tre mesi pieni per insegnargli a vivere.

Sono convinto che si presenterà fresco e riposato, nonché volenteroso per il nuovo anno scolastico. Diversi docenti, psicologi e avvocati condividono il mio pensiero. Sono comunque a disposizione per eventuali colloqui.

Non è la prima volta che Marino pubblica una lettera del genere, era già capitato lo scorso 13 settembre 2015:

Marino: "Questa la lettera con cui accompagneró mio figlio Mattia al suo ritorno a scuola. Speriamo bene."
Marino: “Questa la lettera con cui accompagneró mio figlio Mattia al suo ritorno a scuola. Speriamo bene.”

Marino fa parte del gruppo Facebook “Basta compiti” gestito dal dirigente scolastico Maurizio Parodi, di cui ha parlato sempre l’Huffingtonpost.it il 2 febbraio 2016 citando la petizione lanciata su Change.org e riportando i motivi per cui essere contrari ai compiti a casa:

– sono inutili: le nozioni ingurgitate attraverso lo studio domestico per essere rigettate a comando (interrogazioni, verifiche…) hanno durata brevissima: non “insegnano”, non lasciano il “segno”; dopo pochi mesi restano solo labili tracce della faticosa applicazione;
– sono dannosi: procurano disagi, sofferenze soprattutto agli studenti già in difficoltà, suscitando odio per la scuola e repulsione per la cultura, oltre alla certezza, per molti studenti “diversamente dotati”, della propria «naturale» inabilità allo studio;
sono discriminanti: avvantaggiano gli studenti avvantaggiati, quelli che hanno genitori premurosi e istruiti, e penalizzano chi vive in ambienti deprivati, aggravando, anziché “compensare”, l’ingiustizia già sofferta;
– sono prevaricanti: ledono il “diritto al riposo e allo svago” (sancito dall’Articolo 24 della dichiarazione dei diritti dell’uomo) riconosciuto a tutti i lavoratori – e quello scolastico è un lavoro oneroso e spesso alienante: si danno anche nelle classi a tempo pieno, dopo 8 ore di scuola, persino nei week end e “per le vacanze”;
– sono impropri: costringono i genitori a sostituire i docenti; senza averne le competenze professionali, nel compito più importante, quello di insegnare a imparare (spesso devono sostituire anche i figli, facendo loro i compiti a casa);
– sono limitanti: lo svolgimento di fondamentali attività formative (che la scuola non offre: musica, sport…), oltre gli orari delle lezioni, che richiedono tempo, energie, impegno, esercizio, sono limitate o impedite dai compiti a casa;
– sono stressanti: molta parte dei conflitti, dei litigi (le urla, i pianti, le punizioni…) che avvengono tra genitori e figli riguardano lo svolgimento, meglio il tardivo o il mancato svolgimento dei compiti; quando sarebbe invece essenziale disporre di tempo libero da trascorrere insieme, serenamente;
– sono malsani: portare ogni giorno zaini pesantissimi, colmi di quadernoni e libri di testo, è nocivo per la salute, per l’integrità fisica soprattutto dei più piccoli, come dimostrato da numerose ricerche mediche.

C’è chi condivide questi punti, ma vivendo in un Paese libero (sempre se la gente accetta le critiche) ritengo di poter dire la mia in merito. Posso al limite essere d’accordo laddove ci sia un carico veramente eccessivo di compiti a casa, ma esserne completamente contrari non la reputo una buona scelta. La petizione, infatti, ne chiede addirittura l’abolizione:

la-petizione

Chiediamo che i compiti a casa siano aboliti, nella “scuola dell’obbligo”

Non penso che i membri del gruppo “Basta compiti” siano dei cattivi genitori. Posso discutere la loro idea, criticarla, ma sono di fatto preoccupati per i loro figli, che amano, e questo non è in discussione.

Non ritengo che i compiti siano dannosi se non vi è un eccessivo sovraccarico, è ovvio che ci debbano essere dei limiti, ma questi servono assolutamente ai nostri figli per imparare ad affrontare le proprie responsabilità oltre che, altrettanto importante, crescere affrontando i propri limiti.

Dai compiti a casa gli stessi studenti possono comprendere eventuali lacune e dubbi su quanto appreso in classe, soprattutto a comprendere i propri limiti di apprendimento e trovare una soluzione per affrontare gli ostacoli che potrebbero ripresentarsi anche in futuro. Quando di fronte ai compiti a casa mi trovavo in difficoltà dovevo confrontarmi prima di tutto con me stesso e la mia pigrizia, ho provato disperazione di fronte alle enormi difficoltà, ma di certo non scappavo: alla prima occasione riportavo le mie difficoltà al maestro o professore chiedendogli di farmi spiegare nuovamente al fine di farmi comprendere (è il suo lavoro, che diamine!!!).

Non reputo che i compiti siano discriminanti. Prima vengono definiti inutili o dannosi, mentre nel caso ci sia il supporto dei genitori premurosi e istruiti c’è contrariamente un vantaggio? Le colpe non sono dei compiti, i genitori devono affrontare i problemi e le loro responsabilità. Se non hanno tempo o capacità per aiutare i propri figli dovrebbero trovare altre soluzioni, se non sanno trovarle che chiedano aiuto, la società non può abbandonarli. Lo stesso vale per i litigi a casa derivanti dal dover fare i compiti, si affrontano e i figli devono dimostrarsi educati e rispettosi verso i genitori e gli adulti.

Il diritto al riposo e allo svago? Difficoltà a svolgere altre attività formative, che siano essere culturali, sociali o sportive? Non mi risulta che da piccolo sia stato privato del riposo e dello svago, così come delle attività culturali, sociali e sportive. Da piccolo frequentavo la scuola elementare a tempo pieno, i compiti a casa erano la norma nei fine settimana e non mi impedivano di svolgere altre attività (praticavo arti marziali, nuoto e nei fine settimana ero impegnato con gli Scout). Ho imparato a gestire, anche se con difficoltà, il mio tempo e il mio impegno, tanto che alle medie e alle superiori, nonostante i compiti, non mi sono negato le attività sportive (calcio, rugby, basket, tennis, nuoto) e ludiche (ricordo benissimo le uscite con gli amici e le interminabili serate nei fine settimana). Pensate soltanto che alle superiori avevo due rientri pomeridiani e uno facoltativo che svolgevo con piacere. Semplicemente ho imparato a prendermi le mie responsabilità e a gestire il mio tempo.

Insomma, penso che i compiti a casa vadano affrontati e non aboliti, altrimenti i nostri figli non riusciranno ad affrontare sfide ben più difficili in futuro, soprattutto nell’ambito lavorativo. Ai miei figli insegnerò questo, come hanno insegnato a me i miei genitori.

 


Nota finale. Non è mia intenzione fare le pulci al signor Marino, non lo reputo un cattivo genitore e noto dalla sua lettera che l’intento, condivisibile o meno, sia in buona fede e condizionato dall’amore per il proprio figlio, ciò non si discute. La scuola è importante, la cultura è importante, l’apprendimento è importante, ma altrettanto importante è riconoscere chi sono i “cattivi maestri”. Il 13 settembre aveva condiviso sul suo profilo un link ad un video alquanto discutibile, quello dell’ormai tristemente noto Rosario Marcianò sulle fantomatiche scie chimiche:

La TV ha ordini ben precisi: "Non mandatelo in onda, la gente non deve sapere" (Video)
Titolo: “La TV ha ordini ben precisi: “Non mandatelo in onda, la gente non deve sapere” (Video)

La scienza e la cultura ci permettono di comprendere quanto certe cose siano assurde, non le fantomatiche teorie di persone che si reputano “ricercatori indipendenti” che fanno analisi chimiche prive di logica. Inoltre, i filamenti riportati nell’immagine non hanno nulla a che fare con le “scie chimiche”, ma con i ragni. A Rosario Marcianò non affiderei nemmeno una ricerca su Google Street View (un esempio). Stiamo attenti a cosa condividiamo senza verificarne i contenuti, ne va dell’educazione dei nostri figli.

David Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.
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